18 settembre a Trieste. L’inizio dell’orrore

Si è spenta l’umanità. Ha preso congedo, come quando spegni la luce nel comodino per metterti a dormire. E l’orrore ha cominciato ad abitare il quotidiano, perché quando il male è eccessivo, non solo non sai distinguerlo ma ti sembra una cosa con cui sia normale convivere. Perché questo è quello che accade, ce lo insegna Hannah Arendt, quando non sei capace a pensare “dal punto di vista di qualcun altro”. Il 18 settembre del 1938 Mussolini annunciò le leggi razziali a Trieste, in piazza Unità.

Il discorso di Mussolini a Trieste (Istituto Luce)

Una cultura di cui, no, non ci siamo liberati del tutto, come evidenziavamo poco più di un mese fa qui su L’Iniziativa Repubblicana. «Sarà colpito l’ebraismo mondiale», annunciò il Duce, lasciando intendere che le persone per bene, cioè quelle rispettose delle istituzioni, con meriti civili o militari, fossero lasciate in pace. Ci fu, per dirla meglio, una sottile distinzione semantica, come a dire che non tutti gli ebrei fanno parte di quell’ebraismo mondiale. Una distinzione che oggi fa ancora più paura e sa di irrisione.
Quelle leggi vietarono i matrimoni misti, tra soggetti appartenenti a “razze” diverse, divenne vietato l’accesso in diversi ambiti della società civile e delle istituzioni pubbliche, e in moltissimi casi si procedette a immediate espulsioni. Gli ufficiali ebrei furono congedati e a tutti fu vietato il servizio militare. Vietato agli ebrei anche il pubblico impiego. Nella scuola ci furono 279 presidi espulsi, 96 docenti universitari, 133 assistenti, 200 liberi docenti, a 2500 bambini della scuola elementare fu impedita la frequenza, a 4000 delle scuole medie e superiori. Gli ebrei inoltre non potevano essere “possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino più di cento persone” e non potevano possedere terreni di superficie superiore ai 50 ettari. Era solo l’inizio dell’orrore.

«L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta. La domanda: “Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?”. La risposta: “E l’uomo, dov’era?”» (William Clark Styron)

All’alba del 16 ottobre del 1943 il ghetto ebraico di Roma venne circondato da 365 SS. Vennero arrestati in tutto 1023 “ebrei puri”. C’erano donne, anziani, bambini. Tutti deportati ad Auschwitz: 5 giorni nei carri bestiame. In 839 entrarono nelle camere a gas. In totale furono arrestati in Italia in 9000, su una comunità che contava circa 33000 persone.

C’è tutto questo dietro ogni singolo caso di cronaca che oggi agita fantasmi che la nostra cultura ha prodotto, e non ha dimenticato. C’è bisogno di cultura, sempre, affinché la memoria provveda a testimoniare un dolore che nemmeno più la storia riesce a raccontare nella sua interezza.

Ne abbiamo parlato con Alexandre Meloni, rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste.

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