Fiume, il primo attacco italiano contro le democrazie liberali

La scorsa settimana, L’Iniziativa Repubblicana ha pubblicato un articolo di Paolo Rufino, un’intervista dello storico Antonino Zarcone ed un manifesto della Fgr dedicato alla celebrazione della “eroica”, impresa fiumana facendo un torto alla nostra storia politica di partito. Inizio dal manifesto della Fgr dove Garibaldi e Mazzini si vedono in un’elaborazione fotografica ritratti insieme ai legionari fiumani di D’Annunzio. Noto solo che i legionari indossano la divisa dell’esercito regio, quello stesso esercito che aveva sparato su Garibaldi e fucilato i garibaldini in Aspromonte. È vero che molti garibaldini, persino famosi, Bixio, si integrarono in quei ranghi, così come molti repubblicani altrettanto famosi avrebbero poi aderito al fascismo, il che non significa che il regio esercito divenisse garibaldino, o il fascismo repubblicano, semmai il contrario. Piero Gobetti scriveva che il Pri era morto nel 1919, quando aderì alla guerra sostenuta da un governo monarchico. Questa idea del giovanissimo Gobetti non era altro che una traslazione di un pensiero di Mazzini a proposito dei repubblicani che parteciparono alla terza guerra di Indipendenza, cui lui era contrario. Per la verità, sia la terza guerra di Indipendenza, che la prima guerra mondiale avevano ancora lo stesso nemico mazziniano da combattere, le monarchie centrali che avevano oppresso i popoli dalla restaurazione in poi. L’impresa fiumana inverte questo corso politico avviatosi con la rivoluzione francese, per cui il nemico non sono più i regimi tirannici, ma le democrazie occidentali, o come scriveva il repubblicano Alceste De Ambris, l’autore della carta del Carnaro, le “demoplutocrazie”, quella americana in testa. Può essere che De Ambris e i legionari repubblicani giunti a Fiume non si rendessero conto della rottura politica che stavano consumando, anche se De Ambris la perseguiva apertamente rivolgendosi alla rivoluzione “sorella d’oriente”, ovvero a quella bolscevica. Stupisce però che di un simile contenzioso non si accorgano gli storici e lascia sgomenti che ignorino la questione alla Fgr. Fiume compie uno strappo politico con la tradizione repubbicana risorgimentale e prepara il terreno al fascismo che non avrà nulla contro i regimi tirannici della vecchia Europa, ma solo contro le democrazie occidentali e questo in nome di una vittoria mancata, di una pace che delude le aspettative poste dalla guerra. Questo è il legame politico fra D’Annunzio e Mussolini ed anche con casa Savoia, alla quale si mostra a Fiume quanto perde con i governi liberali, quanto potrebbe guadagnare con un nuovo regime che se ne frega degli accordi sottoscritti dalle potenze vincitrici del conflitto. Poi, per carità, è vero, la Carta del Carnaro era piena di riferimenti repubblicani, intanto le opposizioni a Fiume venivano passate per le armi, non escludo persino l’ausilio della tortura. Per cui se è improprio definire l’impresa di Fiume “eroica” è certo che essa fu deleteria per la storia d’Italia e che il Pri ne ha sempre mantenuto le distanze. Se invece si vuole aprire un dibattito di revisione e discussione storiografica ben venga, ma attenzione, perchè elementi repubblicani vi sono anche nella Repubblica sociale e molto più espliciti. Il popolo d’Italia salutava il governo repubblicano di Mussolini titolando a tutta pagina “Torna Mazzini”. Non vorrei domani vedere un manifesto Fgr che celebra “l’eroica” Repubblica di Salò.