Appunti per chi ha fiducia e per l’opposizione

Come sappiamo dalle esperienze sportive, per affrontare al meglio un campionato difficile, non bastano le buone intenzioni o i programmi ambiziosi perché si rischia di rimanere velleitari. Servono, invece, molteplici elementi: dall’analisi minuziosa della condizione societaria (inventario dei beni, stato dei campi di gara, risorse del magazzino, valore degli atleti, qualità dello staff tecnico-amministrativo) al progetto di realizzazione degli obiettivi. Ovviamente, il tutto realizzato con divisione dei compiti per ruoli e funzioni e, soprattutto, è necessario scegliere con cura i protagonisti attraverso selezioni accurate, che tengano conto di una visione politica alta, ampia, aperta, lungimirante, onesta, coraggiosa. In modo da riconoscere le qualità delle persone che intendono partecipare ad un processo di crescita individuale e collettiva della Squadra-Società-Paese, dove ognuno farà il meglio che può, come potrà. Perché la meta da raggiungere è obiettivo comune, è un comune sogno. Perché la Politica è un’arte sottile, è l’arte del vivere… meglio. È l’arte del nuovo possibile. Perché la Politica è la sfera dell’alterità. Per un Nuovo Umanesimo liberale. Essere Repubblicani, oggi, potrebbe – in tal senso – rappresentare la differenza capace di dare forma e contenuto al futuro.

Ogni proposta politica repubblicana, allora, dovrebbe aprire uno spazio alla discussione. A tal proposito, i temi che il dialogo può sollevare mutano la prospettiva più ovvia e spostano lo sguardo verso una paradigma diverso rispetto ai vecchi schemi e parametri, aprendo quindi orizzonti “creativi” altri e che possano ridare nuovi entusiasmi a ritrovati princìpi umanistici e repubblicani. Senza mai perdere la memoria generatrice dell’arte politica. L’opzione alternativa è chiudersi nelle stanze delle segreterie di partito o in quelle dei palazzi del Potere. È una scelta. Ma non è, anche storicamente, quella dei Repubblicani. È anche partendo da tali presupposti che abbiamo fatto nascere i Corsari della Libertà.

Un pensiero libero e liberale andrebbe ricostruito su criteri di logica e di ragionamento, staremmo per dire “di ragionevolezza”, abbracciati alla creatività (massima espressione della libertà individuale) e alla cultura, cioè il sapere come strumento per costruire e la conoscenza come pensiero elevato, come livello di emersione della coscienza. In questa logica si inserisce il tema del “diritto umano alla conoscenza” così tanto invocato da Marco Pannella negli ultimi anni della sua vita, ma che è rimasto finora inascoltato dai governi passati. Ci vorrebbe una “società della conoscenza”. Amore civile, senso civico, ascolto, dialogo, comprensione, coscienza, dubbio, studio, onestà intellettuale, sono questi i principali strumenti interpretativi della politica per capire le politiche. Si badi, non di quelle ambigue finalizzate al solo “bene” dei politicanti sempre presenti nei comitati d’affari. Parliamo, invece, di quelle politiche che possono diventare possibili strade da percorrere più agevolmente per arrivare, il più vicino possibile, al bene comune, quello cioè dove l’Uomo (con l’Umanesimo) ritrova la sua anima, ascoltando ciò che viene dal suo profondo, ciò che affonda, cioè, nelle sue origini, nelle sue radici. La conoscenza., appunto, di noi stessi.

Forse è un’utopia poetica perché ogni scelta può essere sempre un’eresia, infatti la parola “eresia” viene dal greco e significa “scelta”. E allora, più passi si faranno verso l’incontro e l’abbraccio con l’alterità, verso l’arte del “nuovo possibile”, verso le intuizioni e l’immaginazione del futuro, verso la tensione morale determinata dal viaggio, dalla ricerca e dall’utopia più si trasmetterà la forza della trasformazione e del cambiamento come “memoria” dell’avvenire, come mutamento del presente, che è già passato e non sa più guardare al futuro. Questo priva di speranze le più diverse generazioni togliendo la possibilità di “essere”, intossicando con l’illusione di avere. Con la “conoscenza del sé”, si potrà stupire il mondo e mettere le ali ai sogni, così si potrà volare in alto fino a tramutarli in splendide realtà. Dovremmo fare tutti le cose che pensiamo, senza aspettarci niente da nessuno, ma seminando comprensione, ascolto, amore, cultura, parola. Dovremmo riuscire a dare corpo e sostanza alle nostre creatività e ai nostri saperi, alla nostra storia repubblicana e al nostro futuro. Fino al punto di giungere alla conoscenza. Si chiama “innovazione”. E per rinnovarci non possiamo chiedere il permesso ad altri che a noi stessi. Si chiama “libertà”. Si chiama responsabilità.

(con Carlo Prinzhofer)