Immigrazione: la Sicilia, frontiera d’Europa, è quasi al collasso

«Grande disponibilità a trovare un accordo». In realtà non sappiamo altro. Sono le parole del premier Conte, e tutto il resto lo dobbiamo ad altre fonti, cioè indiscrezioni di stampa. Il resto è fatto da questo: il prossimo 23 settembre si dovrebbe raggiungere un’intesa con Francia e Germania, in base ad alcuni principi fissati in una riunione ad Helsinki tra i 28 ministri dell’Interno.
L’Italia e Malta manterrebbero il ruolo di “porti sicuri”: la differenza rispetto al passato è che entro un mese si provvederà ad una ridistribuzione dei migranti, un quarto ciascuno Germania e Francia, il resto non si sa. Certo, rispetto alla situazione che Salvini aveva ereditato è un grande passo avanti. Una riforma del Trattato di Dublino che da tanto tempo si richiede.
C’è un però. Che viene opportunamente evidenziato da Carlo Nordio questa mattina sul Messaggero. E cioè che bisogna chiarire subito che la distribuzione dei migranti secondo la percentuale concordata deve avvenire prima, e non dopo, l’accertamento del loro eventuale diritto di asilo. Altrimenti ritorneremmo al punto di prima. La situazione in attesa della verifica si ingolferebbe e l’Italia si dovrebbe oltretutto far carico dei rimpatri, che sarebbero effettuati a nostra cura e a nostre spese.
Anche il rimpatrio in realtà è una nota dolente. Come avviene? È un pezzo di carta che viene dato all’interessato, che con tutta probabilità semplicemente lo ignorerà? Oppure qualcosa di più lungo e dispendioso?

Intanto la Ocean Viking – con 82 migranti a bordo – sta navigando tra Lampedusa e Malta in attesa di risposte da Roma o La Valletta. Resta da chiarire il ruolo delle Ong e la grande necessità di una polizia europea di frontiera. Della questione avevamo parlato tempo fa con il segretario nazionale del Partito Repubblicano Corrado De Rinaldis Saponaro, con un maggiore approfondimento geo-politico, nel pieno dell’ennesima emergenza e del Mediterraneo come possibilità ci eravamo soffermati con il filosofo Antonio Cecere. Oggi ci ritorniamo con Pietrò Currò, segretario regionale in Sicilia del PRI. Perché lì la situazione è al collasso.

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