Dalla Repubblica Romana all’impresa di Fiume

Nel 1919 la prima guerra mondiale e quarta guerra d’indipendenza italiana è giunta al termine da meno di un anno, la Gran Bretagna, la Francia, gli Stati Uniti siedono vincitrici a Versailles occupati a trattare le condizioni di pace degli sconfitti e a ridisegnare i confini europei. L’Italia chiede il rispetto dei patti di Londra, ma il presidente americano Wilson pone il suo veto all’accordo decidendo di ridimensionare le concessioni territoriali promesse all’Italia, in base al diritto di autodeterminazione dei popoli, proprio in base a questo gli italiani chiedono a gran voce l’annessione della città di Fiume, in gran parte popolata di italiani, ma si vedono negati anche questa. Il 12 settembre dello stesso anno, Gabriele d’Annunzio, alla testa di circa tremila disertori del regio esercito, parte da Ronchi in direzione della città irredenta di Fiume, in spregio alla volontà di delle potenze vincitrici del primo conflitto mondiale, entrando in città tra le grida di entusiasmo della folla. Quella che può essere definita come l’ultima impresa garibaldina, non solo ebbe come scopo principale l’affermarsi della causa nazionale e delle aspirazioni degli interventisti, ma divenne anche un laboratorio politico in cui si cercò di creare un nuovo tipo di società “oltre la destra e la sinistra” utilizzando le parole che lo stesso D’Annunzio utilizzò anni prima durante la sua esperienza parlamentare riferendosi a se stesso. L’assegnazione a capo di gabinetto di Alceste de Ambris, sindacalista rivoluzionario, interventista e seguace di Giuseppe Mazzini diedero vita alla Carta del Carnaro scritta da questi insieme al poeta soldato che incarnava gli ideali mazziniani di libertà e associazione, tramite la collaborazione di tutto il popolo per l’interesse comune e nazionale, in cui la proprietà privata veniva dichiarata avere non più funzione individuale, ma funzione sociale a vantaggio di tutti. L’impresa si concluse nel Natale del 1920 ad opera di un bombardamento navale perpetrato dalla Regia Marina su ordine di Giovanni Giolitti, i partecipanti si ritrovarono in seguito su fronti avversi, chi da parte fascista e chi da parte antifascista, mentre D’Annunzio si ritirava nel suo esilio dorato a Gardone di Riviera. L’esperienza però fin dal secondo dopoguerra continuò ad interessare molti, come Alfredo Bottai amico personale di Alceste de Ambris e esponente del Partito Repubblicano o il padre costituente, anch’egli repubblicano, Giuseppe Chiostergi, esponenti, insieme a Giulio Andrea Belloni della corrente dell’estrema sinistra del PRI.

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