La cifra del nuovo governo

È sicuramente positivo che forze politiche eterogeneee e contrapposte fra loro individuino comunque un percorso comune da compiere in modo da completare la legislatura. Sotto questo profilo il tentativo di collaborazione
politica fra Pd e 5 stelle con la formazione del nuovo governo Conte merita pieno apprezzamento. La sovranità popolare è limitata dal dettato costituzionale che non concede “pieni poteri” a nessuno e riserva un giusto tempo, articolo 60, per esercitare il proprio mandato di rappresentanza. E’ lecito chiedere il voto, ovvio, altrettanto lecito cercare di evitare una campagna elettorale permanente e comunque solo il Capo dello Stato, ascoltati i presidenti delle Camere, può decidere a riguardo. È vero che la composizione di crisi politiche era più semplice quando si disponeva di un arco costituzionale oramai dissolto. La solidarietà nazionale, ad esempio, avvenne sulle linee guida di una comune esperienza nella
militanza antifascista esperienza che manca completamente alle forze politiche di oggi. Il rischio che corrono queste nuove forze impegnate nel governo della repubblica è quello di evocare un male profondo della nostra unità nazionale, quello trasformistico, di cui fra l’altro sono subito state accusate dalle opposizioni. Vi è un solo modo per respingere tale accusa,
saper dare risposte concrete e convincenti alle tante difficoltà del paese. Le intenzioni del presidente del Consiglio quali abbiamo ascoltato nelle aule parlamentari, sono altamente lodevoli. È molto importante che il nuovo governo abbia ristabilito la necessaria distensione con i nostri principali partner europei, Francia e Germania. Pensare di escluderli a favore dei paesi membri del patto di Visegrad, vagheggiare rapporti migliori con la Russia di Putin che con la Ue, significava dare all’Italia le dimensioni di una barzelletta. Tutto questo non ci ha però ancora dato un profilo programmatico esaustivo del nuovo governo.
Dal professor Conte non abbiamo sentito nemmeno una cifra, per cui bisognerà prima di esprimersi per lo meno ascoltare Gualtieri.

Non conosciamo ancora il nuovo ministro dell’Economia, mentre fino all’ultimo giorno abbiamo conosciuto Tria che chiedeva misure in deficit in investimenti e non in assistenza, scavando forse così un solco nel vecchio governo. Ora Tria non c’è più. Speriamo di non doverlo rimpiangere e aspettiamo di capire con un po’ più di precisione come ritengono di
doversi muoversi i suoi successori. Questo il professor Conte non l’ha detto.

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