Conte bis. I contenuti economici sono ancora troppo generici

Con la fiducia votata ieri dal Senato, il governo è nel pieno dei poteri costituzionali per poter operare. Ma ciò ancora non ci consente di esprimere un giudizio serio e (confidiamo) obiettivo sul suo programma economico: al momento infatti sappiamo molto poco sui contenuti (generici), e sugli aspetti quantitativi. Non possiamo quindi che rinviare la valutazione a quando il Governo approverà l’aggiornamento del DEF, fornendo i dati macro economici e le indicazioni strategiche. Nel frattempo certamente si può fare un’attenta valutazione dell’eredità che il Conte1 lascia al Conte2. Eredità che, purtroppo, non potrà essere “assunta “con il beneficio di inventario”, perché l’inventario è già noto, e disponibile; ed è negativamente pesante. Quanto sopra detto non è frutto di una generica, o soggettiva valutazione, bensì rappresenta la conclusione a cui conduce l’analisi dei numeri espressi dallo stesso governo precedente, dalla Commissione UE, dall’Istat, dall’OCSE, e dalle agenzie di rating. Cosa dicono questi numeri? Dicono che l’Italia è in una perdurante stagnazione, ormai da quattro trimestri, come certificato dall’Istat; stagnazione che purtroppo in qualunque momento, per una qualsivoglia causa anche esterna, può trasformarsi in recessione. Dicono che sia prevedibile per il 2019 un deficit pari al 2,5% del Pil, che potrebbe attestarsi nel 2020, a legislazione vigente, intorno al 3,5%; un’incidenza del debito sul Pil pari al 133,7% (per l’anno 2019), che potrebbe addirittura risalire sino al 135,2% nel 2020 (previsioni di primavera della commissione UE). Ma la lista nera continua, se si tiene conto (previsioni del governo Conte1) dell’aumento della pressione fiscale, della volontà di sterilizzare l’aumento dei 23 MLD di IVA (clausole di salvaguardia); della forte contrazione della produzione industriale (previsioni Confindustria); dell’inconsistente dinamica degli investimenti e dei consumi; dell’incremento dell’occupazione senza crescita del Pil; della continua perdita di competitività del sistema Paese, anche nei confronti di Spagna e Portogallo. Ma il governo giallo-verde lascia pure una eredità positiva: la consistente riduzione dello spread, che passa dai 250 punti del mese di giugno ai 150 punti attuali. È questo “il dividendo” prodottosi per l’emarginazione dal governo del paese degli oppositori dell’euro e dei sovranisti anti-Europa; che avevano puntato in modo sconsiderato alle traumatiche elezioni politiche anticipate. Questi sono i vincoli con i quali si dovrà misurare la prossima legge di stabilità 2020. Il Governo con l’aggiornamento del Def dovrà chiarire come pensa di poter contemperare tre questioni : la volontà espressa di voler assicurare la tenuta dei conti pubblici; la realizzazione degli obiettivi programmatici, al momento solo indicati in termini qualitativi; i dati macro economici negativi con i quali si dovrebbe chiudere la contabilità nazionale per l’anno 2019. Vedremo al momento come il governo giallo-rosso si rapporterà con questi temi, e quindi come prospetterà la soluzione dei gravi problemi dell’Italia; che sono sì gravi, ma certamente risolubili se sostenuti da una efficace volontà politica. A quel punto sarà necessario esprimere con chiarezza, e se del caso con proposte alternative, un completo e meditato giudizio.

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