Nietzsche, Mazzini e l’idea di Europa

In Al di là del bene e del male Friedrich Nietzsche si scaglia in maniera decisa quanto sottile e pungente contro quella “morale da bestie d’armento” che vede ormai dilagare nell’Europa del suo tempo. Un’ Europa immemore del suo grande passato e della sua missione civilizzatrice.

L’identikit tracciato da Nietzsche, non stupirà certo nessuno, pare attgliarsi alla perfezione ancor oggi, anzi oggi più che mai, al Vecchio continente. Di sicuro, superficialmente più vitalistica è l’Europa dei nostri tempi, americanizzata, africanizzata, tatuata come una “cattiva ragazza”, ma come ogni cattiva ragazza, fragile ed insicura. Ad essa per estensione ben si attagliano le parole iconiche che un grande europeo, Dante, potè dedicare all’Italia: «Non donna di province, ma bordello».

L’Europeo medio, da par suo, è piombato da tempo immemore in una sindrome da “basso impero”, egli non rappresenta che la declinazione 4.0 del behaviorista vittoriano, un ircocervo capace di assommare in sè la piu grande cattiveria e ipocrisia di matrice darwinista-sociale al più alto tasso di servilismo che la storia umana abbia mai visto, ben felice di aver regalato il proprio cervello all’onnisapiente tecnocrazia per ridursi ad esercitare il suo “eroismo” in guerre da videogames e a cercare l’ “estasi” nel sesso virtuale in rete, con contorno di droga o in alternativa Xanax.

Ridotti all’infantilismo da un’élite che gli ha fatto il lavaggio del cervello sui diritti civili: aborto, matrimoni gay, eutanasia, tutti provvedimenti che assunti in maniera così aprioristica sembrano avere quale unico obbiettivo non altro – ci sembra chiaro – che la sua “estinzione” a guardare i nostri contemporanei non si saprebbe dire se ci si trova, insomma, dinanzi a dei “muni”, e credere alla profezia buddhista del Maitreya, il Buddha d’Occidente prossimo venturo, o a dei “mona”, secondo il “messia profetizzato da Aiazzone”, cioè Gerry Calà in Fratelli d’Italia (la nota pellicola, non il partito politico ovviamente).

Tornando a Nietzsche. In una delle sue note “lettere della follia” asseriva di essere la reincarnazione di Cesare, Shakespeare, Voltaire, Napoleone, Dioniso. Era pazzo, non scemo. E nella sua presunta follia seppe individuare in questi personaggi e in se stesso le incarnazioni del vero spirito europeo, panteistico eppure apollineo, dionisiaco eppure regale. E non si deve certo dimenticare come la stessa edera, poi assunta quale simbolo dai patrioti repubblicani, fu ab antiquo uno dei simboli del dio Dioniso.

Quanto allo stesso Mazzini – suo contemporaneo e come lui tra i pochi allora desti tra le rovine morali d’Europa – Nietzsche avrà a proferire parole d’elogio.

Secondo l’uso linguistico attuale, un grande uomo non ha bisogno di essere né buono né nobile – mi ricordo un solo esempio di un uomo di questo secolo che abbia ricevuto tutti e tre questi predicati, e perfino dai suoi nemici: Mazzini

Ancora, sempre Nietzsche voleva che proprio in quelle epoche in cui sul proscenio della storia avanzasse il tipo d’uomo più vile, meschino, dozzinale, per una sorta di eterogenesi dei fini, andava ad accadere che le cose venissero ribaltate da uomini d’eccezione, ecco sorgere dal pantano gli “Alcibiade, i Cesare, i Napoleone”. E i “Leonardo da Vinci”: ecco, visti e considerati i tempi, fra costruzioni dal gusto a dir poco naïf e ponti che crollano come castelli di carte, di ben più che una qualsiasi “archistar” avremmo bisogno per un’opera di ricostruzione…

Quanto a noi, non possiamo che augurarci l’emergere fra tanto marasma di uomini che abbiano la forza e la capacità di cingersi il capo di vero alloro, quello dei vati e dei condottieri d’Europa, non solo quello inflazionato delle lauree democratiche, di uomini che nello smarrimento di identità generale non perdano la propria individualità ma la sublimino eroicamente fino ad estenderla, sì da abbracciare il mondo, andando anche oltre il mondo, sino ai Saturnia Regna; che al bianco dissolvente e asettico della coca, i cui mefitici effluvi fungono ormai da “coadiuvante magico” per il macabro rito funebre collettivo della società occidentale, oppongano il bianco terso edificante ed autopoietico del marmo costruttore di civiltà, al culto del Vello d’oro gli aurei simulacri degli dèi d’Europa e delle Nike (quelle vere!) portatrici di Vittoria, al Luminal (che nome inquietante per una sostanza arrecatrice di morte…) delle eutanasie made in Ue, il Luminare di Cesare, la Stella d’Italia, sapienza perfetta oltre ogni caducità, per un “nuovo inizio” europeo.