Cultura come formazione

La missione dell’intellettuale, del sapiente, del ‘dotto’, non è quella di starsene in una torre d’avorio, in compagnia della sua arroganza e del suo sapere. Lo diceva già Hegel, il filosofo non è il ragioniere dello spirito che fa conto della ricchezza altrui. Non è, cioè, il professore, che dall’alto della sua cattedra pontifica e condivide il sapere solo con i suoi alunni.

«L’uomo», ricordava ricordava Antonio Gargano a proposito di Fichte de La Missione del dotto, «non è mai solo, perché è un essere che vive con gli altri e ha la missione di contribuire alla formazione di tutti gli uomini, facendo prendere loro consapevolezza della legge morale che è in ognuno. Rientra tra gli istinti fondamentali dell’uomo l’ammettere che esistano fuori di sé altri esseri ragionevoli a lui simili, e che egli debba entrare in un rapporto di socialità con essi. L’istinto sociale è, dunque, un istinto fondamentale dell’uomo: L’uomo – scrive il filosofo – ha la missione di vivere in società; egli deve vivere in società; se vive isolato, non è un uomo intero e completo, anzi contraddice a se stesso».

Diciamola meglio: «L’uomo, sentendosi un “io finito”, ma aspirando all’infinito, cerca di superare la propria limitatezza partecipando alla vita degli altri esseri finiti a lui simili per natura, perché dotati di ragione, e in tal modo realizza la società».

Rivolgendosi ai suoi giovani studenti universitari di Jena, nelle celebri Lezioni sulla missione del dotto, Fichte pronuncia le seguenti ispirate e impegnative parole:

Voi giovani siete a vostra volta destinati a operare potentemente sull’umanità, a diffondere un giorno in una cerchia più o meno larga, sia con l’insegnamento che con l’azione, sia in entrambi i modi, la cultura che voi stessi avete ricevuta e così a innalzare beneficamente, per ogni dove, i nostri comuni fratelli a un grado più elevato di cultura; e io ora, operando per la vostra formazione spirituale, contribuisco probabilmente all’educazione di milioni di uomini ancora non nati

Gli uomini devono vivere in società e tendere – questo è il fine supremo della società – alla completa unità di tutti i suoi membri. E la cultura è questo, come in Giuseppe Mazzini: educazione. Formazione. Bildung. Un ruolo che nel Settecento aveva la Massoneria come palestra etica e pre-ideologica. Come lo stesso Fichte teorizzava

La Massoneria è […] un’istituzione destinata a cancellare l’unilateralità della cultura dell’uomo nella maggiore società e ad elevare questa cultura … a cultura universale e puramente umana. Ci siamo domandati quali sono le parti e gli oggetti della cultura umana che si devono ricevere in questa associazione; e abbiamo risposto: la cultura alla Religione, come cittadino di un mondo invisibile, la cultura per lo Stato, come cittadino di una data parte del mondo visibile, infine l’educazione per la capacità e l’abilità di dominare la natura priva di ragione, quali esseri razionali. E ancora abbiamo chiesto: quali sono i mezzi dell’associazione, per comunicare questa cultura ai suoi membri? E rispondiamo: l’insegnamento e l’esempio

Oggi però la cultura è degradata a intrattenimento. Il Mainstream non si occupa più di formazione o di ‘far crescere’ il popolo, ma di ‘farlo divertire’. Ne parliamo con Giovanni Balducci, fresco di nomina. Da ieri è il responsabile culturale dei Giovani Repubblicani.

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