Il Nuovo Umanesimo e la dignità dell’uomo

«Il disegno di Pico per il grande dibattito romano del 1487, porta alle estreme conseguenze il progetto culturale dell’Accademia di Ficino, con una visione ecumenica che aveva l’ambizione, nell’intento del mirandolano, di raggiungere una vera e propria pax philosophica, rintracciando negli scritti di tutti i sapienti di ogni epoca e di ogni latitudine quella corrente unitaria che conduce alla verità». Parlare di ‘Nuovo Umanesimo’, dopo le parole di Giuseppe Conte, è per Egidio Senatore abitare parole e autori familiari da una vita. Per averne scritto e per averle raccontate in tutte le forme che la Comunicazione sa immaginare. Storico collaboratore di Gabriele La Porta, il più longevo autore Rai, Senatore ha sempre avuto per Pico e per Bruno un amore che parte dal cuore per vivificare tutto il resto in lui e in chi lo segue.

«Ermete Trismegisto, Mosè, Dioniso, Orfeo, Pitagora, Platone, Aristotele, Agostino, Maometto, Tommaso, parlano tutti la stessa lingua e professano tutti lo stesso culto: quello della centralità della dignità umana. È chiaro che l’intento di Pico, come era già stato quello di Ficino, era di dimostrare come la rivelazione di Cristo sia il culmine unificante di tali correnti, ma è evidente come Pico riesca a combinare, arditamente, diverse tradizione culturali: Giobbe con Empedocle, Zoroastro con Platone, i miti egizi con quelli biblici, ecc. Un nuovo Cristianesimo vitalizzato dell’ermetismo di Ficino e dalla sapienza della Kabbalah, “Nulla est scientia quae nos magis certificat de divinitate Christi, quam Magia et Cabala”.
Nonostante, probabilmente, Pico avesse composto l’Oratio esclusivamente per il congresso-dibattito da lui organizzato del 1487, la fama di questa composizione ha assunto il carattere di vera e propria sintesi del pensiero del filosofo di Mirandola ed, anzi, di manifesto dell’antropologia rinascimentale e della modernità. Il carattere ‘rivoluzionario’ che molti autori hanno rintracciato tra le righe, ha, forse, travalicato lo stesso significato che Pico aveva profuso originariamente nel testo. È significativo, a proposito, che dopo secoli di assoluto disinteresse, l’Oratio torni alla ribalta tra i due conflitti mondiali,con tre edizioni italiane, due inglesi ed una tedesca, senza contare la popolarità nella seconda metà del novecento.
Al di là di tutte le interpretazione storiche e delle variegate letture critiche che, nel tempo, si sono avvicendate, l’Orazione contiene un messaggio che entra nello scenario dell’umanità attuale portatore di una straordinaria speranza».

«Ti ho collocato come centro del mondo perché da lì tu potessi meglio osservare tutto quanto è nel mondo. Non ti creammo né celeste né terreno, né mortale né immortale, in modo tale che tu, quasi volontario e onorario scultore e modellatore di te stesso, possa foggiarti nella forma che preferirai. Potrai degenerare negli esseri inferiori… o potrai, secondo la volontà del tuo animo, essere rigenerato negli esseri superiori, ossia nelle creature divine»

«E in un’epoca dominata dai fautori di una modernità che si è imposta come un necessario genocidio dello spirito, nome di un progresso scientista, materialista, asfittico e meccanicistica, è stata inaugurata una nuova stagione di pessimismo antropologico in cui l’uomo ha perso, nuovamente, quella centralità conquistata dell’umanesimo e con essa la dignità di autodeterminarsi. L’uomo copula mundi, l’uomo al centro, l’uomo ‘grande miracolo’ per la sua dignità è stato svenduto per una finanziarizzazione totalitaria; di quel progetto sembra rimanere memoria nell’effigie di quell’Uomo vitruviano metallico che, inconsapevolmente, prende posto nei nostri portafogli; un uomo-moneta misura dei nostri tempi».

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