Domizio Torrigiani, martire della Massoneria

Il 31 agosto 1932, muore Domizio Torrigiani. Nato a Lamporecchio il 19 gennaio del 1876. Avvocato, nel 1919 succede ad Ernesto Nathan e diventa Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la principale obbedienza massonica italiana, in uno dei momenti più difficili della storia italiana. Ci ricorda lo storico Antonino Zarcone: «Durante il suo mandato, rinnovato per due volte, si trova a fronteggiare il nascente movimento fascista. Inizialmente favorevole al nuovo movimento, come molti della borghesia italiana, per poi prenderne le distanze quando questo inizia a manifestare la sua anima antidemocratica e violenta. Sancita l’incompatibilità tra le idee democratiche professate dalla Massoneria e quelle totalitarie del fascismo, a lui tocca il compito di chiudere le logge, ormai ripetutamente assaltate dalle squadre fasciste, dopo l’approvazione della legge sulle società segrete. Legge che trova l’opposizione in Antonio Gramsci che, nell’occasione, pronuncia il suo unico discorso parlamentare.
Arrestato nell’aprile 1927 con l’accusa di svolgere opere deleterie ai danni del regime fascista e di cospirare ai danni del duce, viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli e, successivamente, inviato al confino, prima a Lipari poi a Ponza. Nei suoi confronti vengono adottate misure di sicurezza particolarmente e sadicamente dure in modo da evitare qualsiasi tentativo di fuga.
Durante il periodo ponzese Torrigiani diventa oggetto di ripetute canzonature da parte della milizia fascista di stanza sull’isola. Nella memoria di alcuni isolani è vivo il ricordo della canzone con cui Torrigiani viene deriso di notte dai militi, appostati sotto la sua abitazione:

Con i baffi di Torrigiani
Noi faremo spazzolini
Per pulire gli stivali
Di Benito Mussolini

Liberato dal confino il 24 aprile 1932, divenuto ormai cieco, forse anche a causa delle vessazioni subite, muore dopo pochi mesi nella città natale di Lamporecchio».

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