Garibaldi. O gli si spara. O lo si ignora

«Oggi è il 30 di agosto. Ho atteso un giorno per verificare chi lo avrebbe ricordato. Ma questo è un paese senza memoria che fa molta fatica ad apprendere le lezioni della Storia». Antonino Zarcone torna su un imbarazzante oblio che abbiamo segnalato anche nella pagine di L’Iniziativa Repubblicana. Ieri ricorreva l’anniversario del ferimento di Garibaldi in quel non tanto lontano 1862. Era partito dalla Sicilia, terra di patrioti che due anni prima lo aveva accolto Dittatore. Era stato anche questa volta accolto con la speranza di chi crede nella possibilità di cambiare le cose, la storia. Prima aveva iniziato i propri ufficiali in una loggia di Palermo. La spedizione doveva liberare Roma dal potere temporale dei papi. Era un primo passo verso la laicizzazione dello Stato. Fu fermato dalle pallottole dei bersaglieri in Aspromonte. Sacrificato alla ragion di stato. L’Italia unita aveva ancora troppi nemici all’estero. Non erano molti gli Stati che avevano riconosciuto il Regno. Bisognava tranquillizzare le cancellerie».

«In realtà quelle pallottole furono un messaggio: in Italia non si sarebbero tollerate rivoluzioni. Il tentativo fu represso nel sangue. I militari che avevano disertato per seguire Garibaldi vennero giudicati senza clemenza e passati per le armi. Mai riabilitati. Le istanze riformiste garibaldine diventarono parte integrante del programma della compagine più democratica della Massoneria italiana, quella che avrebbe accolto Bakunin ed Andrea Costa e che negli anni della repressione dei Fasci siciliani e degli scioperi avrebbe fornito asilo a tanti socialisti. Ma questo la sinistra italiana lo ha dimenticato, come dimostrano li recenti pronunciamenti o i danneggiamenti con minacce verso gli eredi di chi aveva nel proprio programma leggi sul divorzio, scuola gratuita, le società per la cremazione, emancipazione femminile, abolizione della tortura e della pena di morte, parità di salario, il reddito minimo garantito (odierno reddito di cittadinanza o inclusione), emancipazione degli stati oppressi, lotta al militarismo e tanto altro ancora. Tutte conquiste ottenute in parte ed anche recentemente. Ma questo era una minaccia per l’Italia dei conservatori. Garibaldi era il paladino di istanze che erano un pericolo per l’ordine costituito. Lo stesso generale Orsini venne punito per aver fatto suonare l’inno di Garibaldi ad una cerimonia. Nonostante questo il Generale fu ancora vincitore con i volontari nel 1866. Quello che contava erano le sorti d’Italia non quelle della monarchia. Per questo è giusto ricordare quelle fucilate del 29 giugno 1862 che non volevano fermare solo il generale Garibaldi ma anche la via delle riforme che aveva come primo obbiettivo quello della laicità dello stato. Obbiettivo ancora non raggiunto».

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