Passi avanti. Nell’incertezza

Avanti, con incertezza. Con i primi caduti. Come Claudio Calenda, che oggi si è dimesso da Pd. «Non saranno 5 o 10 punti generici a far mutare natura a chi è nato per smantellare la democrazia rappresentativa cavalcando le peggiori pulsioni antipolitiche e cialtronesche di questo paese. Sapete bene che nulla abbiamo in comune con Grillo, Casaleggio e Di Maio. Ed è significativo il fatto che il negoziato non abbia neanche sfiorato i punti più controversi: dall’Ilva alla Tav, da Alitalia ai Navigator. Un programma nato su omissioni di comodo non è un programma, è una scusa. Eviterò di commentare la decisione di cedere al diktat del M5S su Conte. In fondo esiste una perversa coerenza nella scelta di questo nome per guidare un Governo nato dal trasformismo. Nelle ultime ore siamo arrivati persino ad accettare un giudizio sull’accordo di Governo da una piattaforma digitale privata che abbiamo sempre giustamente considerato eversiva e antidemocratica».

Già, la piattaforma digitale. Perché in giornata è saltato fuori anche il controverso strumento. Qualcosa che Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani hanno definito, su il Sole 24 Ore di oggi, uno “sgorbio costituzionale” e “due sgarbi alle istituzioni”. «Se lo sgorbio consiste nell’introdurre una variabile ignota al procedimento di risoluzione delle crisi, lo sgarbo sta nel non rispondere a tono alla domanda formulata dal Quirinale. […] Era stata chiesta una precisa assunzione di responsabilità da parte degli eletti, una risposta sottoposta a condizione non è una replica coerente. […]»

«Si badi: non è solo questione di ritardare di una settimana l’iter che dovrebbe portare al voto di fiducia. Il danno peggiore è quello di creare caos istituzionale e, con esso, alimentare quel discredito nelle istituzioni, che non hanno certo bisogno di tali depressive iniezioni. Una simile iniziativa, va detto, costituisce anche uno sgarbo al Parlamento e, più precisamente, al gruppo parlamentare del M5S. Si tratta né più né meno della umiliazione del loro ruolo. Con l’interrogativo alla piattaforma Rousseau viene sottratta al gruppo parlamentare una delle sue attività tipiche, lasciando che sia una decisione esterna a guidare la mano dei suoi deputati e senatori».

Ed è intervenuto anche Silvio Berlusconi. «In questo scenario grave e preoccupante è ancora più evidente che solo Forza Italia rappresenta, e lo fa con orgoglio e determinazione, le idee e le tradizioni politiche liberali, democratiche, garantiste e cristiane della Civiltà Occidentale, alternative alla sinistra e ben distinte dai sovranismi. Solo Forza Italia rappresenta la garanzia assoluta di un centro-destra che non mette in discussione l’Euro, che sa stare in Europa costruendo alleanze e non ponendo steccati, per tutelare con efficacia gli interessi italiani, che sa parlare il linguaggio delle imprese e del lavoro, che affronta i grandi temi della nostra epoca come l’immigrazione senza buonismi ma anche senza esibizioni muscolari, nel quadro di una collaborazione internazionale rafforzata e responsabile. In ogni caso, se si tornerà alle urne, ma anche se dovremo continuare a fare opposizione in Parlamento, il nostro compito sarà chiamare a raccolta l’altra Italia, che non si riconosce in questo teatrino, l’Italia del sì, l’Italia responsabile, seria, fattiva, perbene. Spiegheremo agli italiani che solo le ricette liberali, liberiste, garantiste di Forza Italia possono evitare mali peggiori al nostro Paese, possono rimettere in moto la crescita e l’occupazione e dare un avvenire ai nostri figli e ai nostri nipoti».

Abbiamo sentito Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del PRI.

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