Dalle macerie trovare lo slancio

Né virtuosi dell’austerità, né lassisti finti keynesiani; il cinismo sta in entrambe le posizioni, nella prima per voler fare calcoli prettamente numerici, da conservatori austeri e dell’ordine individualista, che non vogliono prendere in considerazione le problematiche, specialmente economiche e di sussistenza, di una larga parte delle società; ma anche nella seconda, per voler utilizzare cinicamente il deficit ed il debito, presso la comunità della quale si è parte, per attrarre a se consenso sociale, che diviene poi chiaramente politico.
È questo forse l’unico momento storico della modernità nel quale potremmo deflettere a nostro favore, e con molte probabilità… poiché lo studio dell’economia in ciò ci da una mano, gli effetti di una crisi finanziaria che prima rappresenta un male… e poi si può invece, come nella tradizione del proverbio “chiusa una porta si aprono portoni” e come risultato della maggior parte degli eventi a primo impatto duri da digerire e dannosi per i sistemi avviati (come lo sono guerre, crisi finanziarie, defaults e drastici cambi di autorità), tramutare in bene.
In questo preciso momento, un frangente innanzitutto “appena… forse, post-crisi finanziaria”, secondo, nel quale la Germania, locomotrice dell’economia comunitaria (ma specialmente italiana) vede calare giù il proprio Pil, terzo, durante il quale gli USA si sono chiusi “a riccio” con politiche isolazioniste e quindi meno globaliste, fatto assolutamente non trascurabile, e per gli effetti che produce in economia su scala globale (vedi i rapporti bilaterali a colpi di dazi), e per quanto produce nel rapporto politico col vecchio continente; il quale, e qui il terzo motivo, fa sì che l’Europa, quella Europa che potrebbe ritrovare a differenza di quanto si possa pensare, proprio nel deterioramento del multilateralismo e dell’atlantismo nuovo smalto, di nuovo quindi come baluardo di slancio diplomatico e civiltà; la stessa che ha appena svolto le proprie elezioni rappresentative ancora una volta a favore degli europeisti, sia di quelli più convinti (come A.l.d.e.) che di quelli “quasi” e “confederazionisti” (come P.S.E. e P.P.E.), e che ha però ritrovato in qualche maniera, o almeno lo dice e sembra volerlo, lo spirito “creativo” e “costituente” del grande sogno dell’Europa Unita o Unica; a questo scenario dovremmo a mio avviso agganciare, come ho tentato più volte di comunicare, in maniera oramai “verticale” a quella comunitaria, la politica nazionale e territoriale.

«L’economia di mercato non rispetta le frontiere politiche. Il suo campo d’azione è il mondo intero» (Ludwig von Mises)

Sia nel quadro nazionale che in quello regionale, infatti, il cambiamento reale si procurerebbe, non tanto con l’illusorio cambio della “democrazia rappresentativa” con la fantomatica “democrazia partecipata”, ma nella concreta attuazione della partecipazione degli stessi alla vita politica e decisionale; in questa ottica infatti vedo non tanto nel numero dei parlamentari il problema (a tutti i livelli, per cui non solo alle camere del senato e dei deputati ma anche presso i consigli degli enti locali) quanto nella “qualità” degli stessi; dobbiamo comprendere che l’unico cambiamento concreto lo si può ottenere soltanto avendo a disposizione rappresentanti tanto pragmatici e sufficientemente acculturati quanto vicini al proprio territorio ed alla propria gente; ed è infatti con questa propensione che ci stiamo muovendo, almeno con la nostra piccola sigla, anche in provincia di Caserta per il rinnovo del consesso presso la regione Campania; ed inoltre è con questo spirito che va letta anche la riflessione ultima del nostro segretario Gadola, in particolare quando dice che “fare politica vuol dire mettersi al servizio per la comunità e per gli altri” e che se uno concepisce l’agire politico in questa maniera “non bisogna avere paura del voto” (al di là di ogni altra giusta considerazione di carattere costituzionale e/o legislativo che ha luogo nei dibattiti politici ed istituzionali attuali) questo è il momento più proficuo per farlo ed il governo che si va delineando, sempre ammesso che ciò accada e che invece non si vada ad elezioni “anticipate”, sia esso puramente politico, come quello che tentano di fare la triplette “Leu, Pd, M5S”, ai quali molto probabilmente si aggiungeranno altri, come penso +Europa, i Socialisti, ed altri minori ma molto rappresentativi di precise culture politiche (fosse solo sulla base del ragionamento che sto per fare o per altre motivazioni, come ne hanno data una alcuni radicali, generalmente più avvezzi agli scopi particolari che alle politiche programmatiche, ad esempio dicendo qualcuno di loro “stiamo con i governi che non fanno morire la gente in mare”), dicevamo il governo che si sta per presentare, dovrebbe creare un tutt’uno con la politica comunitaria in maniera più incisiva, poiché alle differenti aspettative che avevamo di fronte alla scelta di rappresentanti comunitari non proprio progressisti, e nemmeno tanto legati al concetto di “espansione” nei termini in cui lo era ad esempio invece Draghi, ed alla fine direi anche Junker, la situazione volge a nostro favore in quanto proprio la Germania, prima più rigida sulla questione “liquidità” e sul deficit (se non altro perché l’economia renana tirava dritta senza troppi intoppi), invece oggi, pur conservando i conti nazionali in ordine, intravede nel calo del proprio Pil di questo momento anche la sua di recessione, ed i tedeschi bene fanno, a differenza nostra, ad aver una grande paura di questo fenomeno.

Insomma è un quadro politico globale, che dobbiamo assolutamente capacitarci ad intendere come anche nazionale, molto molto allettante; nel quale dalle macerie, e non solo nostre, potremmo ritrovare slancio, come quando sapete si dice “la palla al piede”… beh ora questo è invece “lo slancio al piede”, è la chance di ridivenire con l’Europa i “canuti saggi” e con l’Italia l’avanguardia di una politica di sintesi, la volete chiamare “keynesiana ma virtuosa” (o qualcun altro pretenderà che sia “misesiana ma progressista”), chiamatela come volete ! a quelli come me, come noi, interessano più i risultati che la sola teoria… ma questo lo si fa solo con una politica più euro-incisiva, assolutamente euro-connessa, chiedendo ma anche dando al contempo a questa comunità, una comunità nella quale innanzitutto riconoscerci, e che chi sa… forse sulla base di regole ed opportunità comuni… non veda pure la fine delle problematiche del settentrione col mezzogiorno e della celeberrima ed evergreen “questione meridionale”.

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