Patrimonio pubblico, profitti privati. Una legge per salvare i beni comuni

L’Italia ha delle risorse straordinarie, naturali, ma anche interi borghi, infrastrutture e collezioni artistiche. Ma parte di queste risorse sono state oggetto di acquisizioni private. Da sempre, anche il patrimonio che rimane pubblico è spesso trascurato e gestito non nell’interesse di chi in futuro dovrà e vorrà farne uso, ma nell’interesse economico di chi lo gestisce e quindi, spesso, al risparmio.

«Quando si tratta di denaro siamo tutti della stessa religione» (Voltaire)

«Dopo oltre 10 anni dal disegno di legge delega, frutto del lavoro della Commissione Rodotà e dopo oltre 7 anni dal referendum del 2011, meglio conosciuto come “referendum per l’acqua pubblica”, la situazione che viviamo è quella di un Paese che continua ad essere sempre di più esposto al rischio che il neoliberismo, con i suoi strumenti di privatizzazione selvaggia di ogni bene e servizio pubblico, affondi il colpo finale».

Da qui un tentativo per mettere un argine. «Possiamo dirci consapevoli che l’azione popolare, quella che in attuazione della Costituzione ci chiama ad esercitare la nostra sovranità, sia quanto mai urgente; e che si è accumulato certamente un ritardo che va recuperato. In questo contesto si inquadra l’iniziativa promossa dai componenti della Commissione Rodotà che viene portata avanti da un Comitato popolare per la difesa dei beni pubblici e
comuni». Una legge di iniziativa popolare appoggiata anche dai Giovani Repubblicani (leggi qui il testo integrale).

Abbiamo intervistato Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Costituzionale Università di Napoli Federico II e vicepresidente di Generazioni Future. Due le operazioni in corso. La prima è la raccolta delle firme certificate, e quindi non apponibili online ma solo presso i Comuni, ai banchetti di residenza o presso i notai che aderiscono all’iniziativa. La seconda è la costituzione della Cooperativa di mutuo soccorso intergenerazionale ad azionariato diffuso “Delfino” le cui azioni si possono sottoscrivere qui.

Ascolta tutta l’intervista
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