Volontà popolare nei limiti della Costituzione

Al secondo comma del primo articolo della Costituzione della Repubblica si legge che “la sovranità popolare appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ciò significa che la Repubblica non è una democrazia pura, perché nella democrazia pura la sovranità popolare non ha limite alcuno, nemmeno quello del buon senso. Nel momento nel quale i costituenti hanno convenuto sulla necessità di porre dei limiti alla sovranità popolare, chi prova fastidio verso questi limiti, ha solo una strada da percorrere, la riforma o l’abolizione della costituzione. La riforma è stata perseguita a destra e a sinistra senza successo, ma ancora nessuno ha promosso l’abolizione della costituzione. Fino a che la Costituzione resta vigente il Capo dello Stato ha il dovere istituzionale, formale e sostanziale di preservarne il dettato. Resterebbe da chiedersi come i capi dello Stato che si sono succeduti negli ultimi due decenni e la corte costituzionale abbiano potuto tollerare una legge elettorale che indicava il premier e persino la maggioranza di governo. Nel nostro ordinamento costituzionale è il parlamento che determina premier e governo, non il voto popolare. Questa non è una forma di democrazia indiretta, è la forma diretta di democrazia di una società moderna che si esprime nella rappresentanza. Se chi ti rappresenta non ti soddisfa, ti fai rappresentare da un altro, cosa avvenuta sempre più spesso negli ultimi vent’anni a vedere la mobilità dell’elettorato. Per questo è inutile fare tanti voli pindarici, è già successo e succederà ancora, che una maggioranza schiacciante alle europee in pochi mesi si trasformi in una minoranza schiacciata alle politiche. Si comprende quindi se oggi il capo dello Stato si senta per lo meno frastornato dopo il giro di consultazioni. La drammaticità della crisi poteva essere evitata, Salvini ha detto che sarebbe pronto a ripartire. Ma non c’è nulla che renda incompatibile sotto il profilo costituzionale un governo Pd 5 stelle se non la sempre più scarsa attitudine delle forze politiche italiane di chiarirsi e discutere i problemi. Hanno perso di vista il significato della Repubblica parlamentare, così come che il vulnus democratico è ridurre una legislatura della durata di 5 anni ad una di due.