Foto di Matteo Palombo

La maratona di Mentana e i politici veri

I “politici” siedono nei banchi dei parlamenti, siano essi sovranazionali, nazionali o degli enti locali; costoro sono inequivocabilmente quelli demandati alla rappresentanza, quelli che abbiamo votato ed ai quali spetta di “fare politica e amministrazione”; per questi stessi motivi hanno sia la competenza nella rappresentanza degli interessi di parte, inclusi i loro stessi personali, che quelli dell’interesse generale della Repubblica; ma in ciò risiede sostanzialmente un “conflitto d’interessi” che è nella natura stessa del parlamentarismo, ed in questo stesso conflitto risiede anche tanto la magistralità del pragmatismo quanto, nei casi si diviene eccessivi e poco istituzionali come all’oggi, le peggiori leve del trasformismo opportunistico . Penso che trapeli a questo punto quanto mi sia piaciuto l’intervento dell’altro giorno su RTL di Davide Giacalone, e quanto sia convinto della natura “istituzionale” dei mandati, da concepire assolutamente in spadoliniana maniera; se purtroppo scompare in qualche modo questo approccio al mandato parlamentare (anche se in realtà pare che qualcuno proprio nello sventolare questa burlesca “responsabilità da irresponsabili” voglia portarci a scegliere il bis, chiaramente lavato di faccia, di qualcosa che sciagurato si è già palesato); se, inoltre, ti capita di leggere sul giornale che sono stati attivati dai nuovi parlamentari oltre 200 mutui con il Banco di Napoli, tramite la convenzione che lo stesso intrattiene con le Camere… beh allora fai 2 + 2 e il risultato non può che essere 4.

«Ci sono degli uomini politici, che sarebbe bene chiamare politicanti, i quali, se avessero come elettori dei cannibali, prometterebbero loro missionari per cena» (Henry Louis Mencken)

La politica democratica, repubblicana e rappresentativa, conta sostanzialmente sul fatto di avere dei numeri in regola che stabiliscano il troncone dei più forti e quello dei più deboli, selezionando in base al consenso il diritto/dovere di formare i governi; quando uno di questi “governi di eletti” decade dalla propria fiducia, i quali, pur popolari, possono anche non essere tanto “costitutional friendly”, come lo è stato questo ultimo governo che, anomalmente, è stato retto per il 99% del tempo da un Presidente del Consiglio dei Ministri che non ha ne dettato la linea dello stesso né espresso i ministri (se non come risultato del celeberrimo e parimenti “uncostitutional” o “quasi-costitutional” contratto giallo-verde), dicevo quando uno di questi governi “così popolari quanto anomali” decade dal mandato, allora si mostra tutta la loro difformità alle regole di cui prima e tutta l’inadeguatezza dovuta alla mancanza di cultura di ortodossia istituzionale; una cosa quest’ultima che, a differenza di come dicono i “neo-faciloni”, è garante proprio di un certo pragmatismo e del buon funzionamento delle macchina governativa e parlamentare; è in questi casi, come sappiamo bene o male tutti, che si deve ricorrere alla prassi dell’esercizio del potere del garante per evitare la stagnazione della crisi politica ed amministrativa; a questo punto entra il gioco il Presidente della Repubblica , il quale agisce non secondo un dettato costituzionale ma con la prassi detta “convenzione costituzionale” delle consultazioni parlamentari di piccoli e maggiorenti politici, oltre che, verosimilmente sperato almeno dal sottoscritto, è anche l’uditorio del paese; ed è proprio in questa ultima buona cortesia, che definirei da “galateo istituzionale” sia dei parlamentari dei vari gruppi politici che della Presidenza della Repubblica, che ripongo fiducia; nel fatto inoltre di voler ascoltare anche il paese; spero che Mattarella voglia aderire nella forma più estesa possibile a questa linea; in questa ultima “specie” di rappresentanza, che è sia politica che civica, meno “parlamentare”, in quanto in questa categoria possiamo far rientrare a mio avviso solo i senatori a vita, in qualità di “vecchi saggi” e di “poco coinvolti nell’orgia di interessi”, rientrano anche intellettuali, ex esimi parlamentari , alti incarichi istituzionali e di grandi e rilevanti enti statali o privati, economisti, società civile e quanti, da piccoli battitori di proposta politica e partitica locale, o da semplici cittadini personalmente disinteressati ma dalla forte e verace carica di interesse pubblico… dicevo a questo pezzo di paese, che non ha una parte attiva nella democrazia rappresentativa… ecco, spero vogliano volgere lo sguardo coloro che invece quella parte attiva ce l’hanno; ed infatti proprio tra le fila di questa parte, di quel pubblico che ostinato ed incollato all’ascolto delle “maratona mentana”, dei vari talk shows, lettori di quotidiani accaniti e ascoltatori radiofonici, di Radio Radicale, di Rtl, o come stamane, ex esperti consiglieri politici sui social media e nelle piccole testate di partito come questa … e chi più ne ha più ne metta, ho trovato i commenti e le soluzioni più audaci e sincere, oltre che, per quanto non rappresentative nei fatti tra le istituzioni, più passionali ed intrise di amor patrio che di interesse fazioso e personale, ma rappresentative ai massimi livelli della realtà e della società concreta.

Ripeto, è tra questi che ho trovato di fatti concordia e dimestichezza istituzionale nella soluzione proposta, in particolare ieri, nell’appello di Pier Paolo Segneri (radicale e giornalista de “l’Opinione”), il quale propone un po’ come la vedo anche io, un governo di altissimo profilo con un uomo a capo che possa unire nella sua persona le più discordanti posizioni, e garantire al contempo la stabilità e la proficuità di un periodo di transizione; e che oltre tutto sia il garante dei rapporti con la nuova “costituente Europa” in quell’ottica di rinnovamento della stessa che la veda espansiva e progressiva (per cui, per la quale cosa, anche le ultime posizioni del M5S troverebbero beneficio); per cui, premesso che, a mio modesto avviso un governo Conte 2.0 è nei fatti inaccettabile, se non altro perché questa persona è stato il presidente del consiglio di un governo che è andato malissimo, che è appena terminato, e che ha votato fino l’altro ieri tutti i passaggi che oggi si stanno criticando e che si vogliono decantare; premesso inoltre che (poco democratico, ma dalle parti si può comprendere) lo scopo finale di molti è quello di evitare la Lega di Salvini al governo, oltre quello di esaurire, mediante una tempistica sufficientemente lunga, la sua carica elettoralistica e di consensi (che al dire il vero, nel meridione, penso sia già molto meno efficiente rispetto a qualche mese fa, se non altro per i termini che ha impunemente riutilizzato nei confronti dei meridionali); inoltre, premesso che, tolto M5S, che in parte mira a conservare le cariche, il Pd non sia proprio così inesperto da volersi misurare al posto che a delle elezioni con il dovuto tempo avanti , ad un governo che vuoi o non vuoi col tempo risulterebbe un “papocchio”, e la quale esperienza potrebbe rivelarsi suicida (e ciò mi pare risulti anche dall’altalenare di oggi tra questi due grossi partiti centrali nella discussione); premesso infine che anche Berlusconi e Forza Italia (cito: «In nessun caso Fi è disponibile ad alleanze con chi abbiamo contrastato in campagna elettorale e che esprimono una visione del paese diversa e opposta», e ancora: «Un governo fortemente sbilanciato a sinistra sarebbe pericoloso per le imprese e per le garanzie di libertà dei cittadini», vale a dire siamo qui a contrastare i populismi ma anche un governo solo di sinistra, come quello che potrebbe verificarsi dall’accordo tra Pd e M5S);
ecco, premesso tutto ciò, l’unico governo adeguato è quello “capitanato” da una personalità universalmente accettabile, come potrebbe essere solo Mario Draghi… anche se in tutto ciò proprio egli, per il momento, pare si sia negato; ma è chiaro che di fronte ad un appello alle responsabilità (quelle vere) e di rassicurazioni dell’esimio Presidente Mattarella… potrebbe eccome cambiare tutto !

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