«L’euro non ha funzionato, ma uscirne oggi ha un prezzo troppo alto»

Non è una notizia. L’euro spaventa. Allontana. L’uscita di un volume importante, Euro Tragedy, dell’economista indiano Ashoka Mody, dà l’occasione a Giorgio La Malfa su il Sole 24 Ore di ritornare su un argomento di strettissima attualità. «Per la maggior parte degli economisti – forse per la quasi totalità di essi – la scelta di passare alla moneta unica è stata un azzardo, se non un errore vero e proprio. Solo limitandosi ad alcuni premi Nobel, la lista dei critici dell’euro comprende sia economisti conservatori come Milton Friedman che economisti progressisti come Paul Krugman o Joseph Stiglitz». Diverso è stato il giudizio di chi ci ha governato. «Hanno ritenuto che i vantaggi politici – cioè la prospettiva della riunificazione politica del continente – fossero maggiori degli eventuali costi economici iniziali. Hanno sostenuto che in un mondo dominato da grandi entità statali, come gli Stati Uniti, la Cina la Russia, l’India, solo un continente europeo unificato sarebbe stato in grado di difendere i propri interessi. […] E tuttavia, questa previsione politica non sembra essersi avverata né in tutto, né in parte. L’Europa dell’euro rimane altrettanto politicamente divisa dell’Europa pre-euro. Sono stati fatti passi in avanti parziali in alcuni campi: per esempio, è stata trasferita a livello europeo la vigilanza sulla banche di maggiori dimensioni e sono stati adottati criteri di sorveglianza omogenei per queste banche. Ma nello stesso tempo non è stato fatto alcun passo in avanti per quello che riguarda una comune politica di bilancio europea, in mancanza della quale gli economisti avevano sempre affermato che l’Ume avrebbe accentuato le differenze di andamento fra i Paesi membri, come in realtà è avvenuto e sta avvenendo».

«La tesi di Mody è che lo scontento europeo è tale da rendere più fragile il tessuto della comunità: “La prossima crisi finanziaria partirà da un punto di maggiore vulnerabilità economica e finanziaria. Nel frattempo mentre restano ampie le differenze fra gli Stati membri … il nazionalismo e l’euroscetticismo nel Nord e nel Sud si farà progressivamente più acuto. La prossima crisi potrebbe sfasciare l’Europa” (pagg. 21-2). La Malfa è d’accordo su questa analisi sebbene oggi uscire dall’euro avrebbe un costo troppo alto. Da qui la conclusione: «Solo una classe dirigente europea degna di questo nome (non una classe dirigente fatta di isolazionismo populista) potrebbe esplorare delle soluzioni cooperative più avanzate, fino a considerare la possibilità di restituire qualche flessibilità alle politiche economiche dei Paesi membri. Oggi non sembrano in grado di proporre qualcosa di questo genere né gli europeisti tradizionali, né i populisti che sull’errore dell’euro hanno costruito le loro fortune».

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