Dopo la crisi faremo i conti. In tutti i sensi

«La lezione che ci viene dall’Italia è una sola: quando ci si allea con l’estrema destra alla fine è l’estrema destra che vince». Il presidente francese Emmanuel Macron non potrebbe essere più sintetico ed efficace, su quanto accaduto negli ultimi mesi. Nel corso di un incontro con l’Association Presse Présidentielle, Macron parla a braccio con i giornalisti accreditati all’Eliseo in vista del G7 che la Francia sta organizzando a Biarritz questo fine settimana. Rispondendo a un giornalista di Repubblica, Macron è felice del possibile isolamento di Matteo Salvini in un governo di coalizione.«Faccio una semplice constatazione: chi era in testa nelle ultime elezioni politiche? Il Movimento 5 Stelle che poi ha deciso di governare con Salvini. E ora chi è il grande perdente dell’ultima sequenza? Di Maio». Touchez.

Ma da dove deve partire il nuovo Governo? Provvede a ricordarcelo oggi Marco Rogari su il Sole 24 Ore. Intanto dai 30 miliardi per metter su la “manovra minima”. Certo, qualcosa di meno dai 50 evocati da Matteo Salvini per alimentare il suo piano su taglio delle tasse, flat tax e spinta per gli investimenti. E si tratterebbe anche di concordare con la Ue nuovi margini di flessibilità da utilizzare. Non si esclude che Bruxelles possa accordare un deficit aggiuntivo di 8-10 miliardi, soprattutto in considerazione delle difficoltà della Germania.

Di questi 30 miliardi, poco più della metà servono per garantire la completa sterilizzazione degli aumenti di Iva e accise (23,1 miliardi nel 2020) e far fronte al finanziamento delle spese indifferibili (quasi 2-3 miliardi).

«Il denaro che si ha è lo strumento della libertà. Quello che si insegue è lo strumento della schiavitù» (Jean Jacques Rousseau)

Intanto borsa e spread sembrano abbastanza tranquilli e disinteressati alla crisi. Con qualcosa bisogna pur consolarsi.

Dopo le posizioni di Giorgio La Malfa, di Salvatore Piro, di Riccardo Bruno, e dopo anche le considerazioni di un intellettuale non di area repubblicana ma comunque vicino, Pier Paolo Segneri, abbiamo sentito anche Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del PRI.

Ascolta l’intervista
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