Crisi (ma soprattutto di dignità)

Quanto sta accadendo in questi caldi giorni estivi nel contesto politico del nostro Paese rappresenta una crisi assurda, patetica e pericolosissima non soltanto del governo, ma della dignità delle istituzioni. Spiego cosa intendo dire. Parafrasando un detto popolare potremmo dire: chi dignità ferisce, di dignità perisce.

La parte politica che ha dato il via alla caduta del governo si è difatti caratterizzata per un messaggio molto netto che ha trovato terreno fertile in un humus ideologico della paura, del rancore e del livore, divenuto marcescente e imputridito nel corso di molti anni di indifferenza, e ha fatto germogliare rapidamente l’erbaccia infestante della caccia al nemico invasore. Questo nemico, causa e responsabile primus di tutti i mali, è stato identificato in una figura immaginaria di individuo caratterizzato da una peculiarità, e qui il messaggio politico è stato chiarissimo, quella di risultare privo di qualunque forma di dignità umana e dunque passibile di essere trattato come una specie di serie B.

Chiariamoci però sul significato. La dignità è definita dall’Enciclopedia Treccani come la condizione di nobiltà ontologica e morale in cui l’uomo è posto dalla sua natura umana, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a sé stesso… il suum di ciascuno, ossia il valore che ogni uomo possiede per il semplice fatto di essere uomo e di esistere. Ancora di più la concezione cristiana, sottolinea come la dignità dell’uomo sta nel suo essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Giuridicamente ciò si è tradotto nell’assegnare un riconoscimento di un diritto costitutivo e inviolabile corrispondente alla qualità di uomo in quanto tale e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 afferma che «l’unico e sufficiente titolo necessario per il riconoscimento della dignità di un individuo è la sua partecipazione alla comune umanità».

Ma un messaggio politico che identifichi un nemico privo di dignità per ottenere il consenso delle masse non può certo utilizzare un linguaggio colto e aulico, e deve abbassarsi al livello stesso del contenuto che vuole comunicare, caratterizzandosi esso stesso dall’assenza di dignità. Il disprezzo da comunicare passa dalle parole con cui è descritto, che ne sono a loro a volte intrise. Questa spirale di negatività che si sparge come erba cattiva si è autoalimentata nel corso di questi ultimi mesi crescendo e ingigantendosi in maniera incontrollata tanto da provocare l’effetto imprevisto di travolgere l’artefice stesso che l’aveva avviata.

La mancanza di dignità diffusa delle forme istituzionali, resa più grave dall’incompetenza, dalla mancanza di conoscenza di certe tradizioni storiche anche formali della politica, dall’accanimento nel rincorrere chi il consenso conquistava nella paura di perdere il consenso stesso applicando modalità diverse, ha creato un inquinamento della politica che ha progressivamente perso il proprio decoro nel contenuto come nella forma fino ad un totale disfacimento.

Abbiamo avuto prova di tutto ciò con la lettura del discorso del Presidente del Consiglio per le proprie dimissioni. L’immediata sensazione che abbiamo percepito tutti ascoltandolo è stata quella di un recupero di stile e di dovuta formalità che magistralmente Conte con notevole capacità di scrittura e di ars oratoria ha volutamente e strategicamente impresso. È stata una purtroppo tardiva presa di coscienza che si era superato il limite, e che la politica per essere degna di questo nome non deve rinunciare alla dignità per se stessa e per gli individui che rappresenta, sempre e in ogni situazione. Il fango gettato ovunque in modo insulso e scriteriato, prima o poi ritorna contro chi l’ha lanciato. E a ben poco è servito al ministro Salvini aggrapparsi sugli specchi ribadendo come risposta  al Presidente del Consiglio nel proprio discorso lo stile confuso, populista, banale e offensivo che gli ha consentito di conquistare molte piazze.

All’improvviso questa scarsa dignità del ruolo e del contenuto politico è apparsa a molti desueta, superata, obsoleta. In un istante la politica italiana ha fatto un nuovo giro di boa, una virata secca e decisa verso una direzione che ancora non possiamo assolutamente conoscere ma che sicuramente conferma che qualcosa cambierà inevitabilmente, non si sa per dove e per cosa.

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