Salto nel buio

Abbiamo in crisi la crisi stessa. Qualche giorno fa Riccardo Bruno, vicesegretario nazionale del PRI, aveva usato questa espressione e certo non la si potrebbe descrivere in modo più efficace la situazione. Una crisi fatta di buio, incertezze e ripensamenti. Con i problemi, soprattutto economici, che se ne restano tutti lì.

Alle consultazioni la Lega «si presenterà da sola, e non con il centrodestra», ha detto ieri sera Matteo Salvini, che ha chiesto al presidente Mattarella di andare subito al voto. «Faccio quello che dice il presidente della Repubblica. Finché posso mi guadagno lo stipendio che mi pagano gli italiani per difendere i confini e la sicurezza del Paese rimango a lavorare al Viminale», ha aggiunto in conferenza stampa. La Lega, ha detto poi «è pronta a sostenere una manovra economica se ha almeno 50 miliardi a bilancio per ridurre le tasse a famiglie, lavoratori e imprenditori italiani, almeno, stando sotto a quello che farà la Francia». «Se c’è voglia di costruire, di terminare un percorso virtuoso con il taglio dei parlamentari e lo stop all’aumento delle tasse, e poi andiamo al voto, noi ci siamo, se volete ultimare il percorso di riforme noi ci siamo».

«Decisione grave», l’ha definita il premier Giuseppe Conte in apertura del suo intervento, «perché interrompe prematuramente un’esperienza di governo che aveva prodotto molti risultati; perché i cittadini avevano chiesto un cambio di passo espresso dal nostro governo; perché vìola il solenne impegno assunto dal leader della Lega con il contratto di governo; perché i tempi della decisione espongono il nostro Paese a gravi rischi, tra cui quello di ritrovarsi in esercizio provvisorio di bilancio».

Il Partito Repubblicano aveva dato complessivamente un giudizio duro sul governo gialloverde. Nell’ultimo congresso, a Bari, il segretario nazionale Corrado De Rinaldis Saponaro aveva evidenziato una certa tendenza, nei toni, nei programmi, nelle promesse, al “paese dei balocchi”. «Il giovedì non si fa scuola, e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica». I toni muscolari della Lega non sono certo piaciuti, né il populismo 5S, a volte aggressivo, è apparso conciliabile con la tradizione repubblicana come evidenziato recentemente proprio su L’Iniziativa Repubblicana da Eugenio Fusignani.

«Non ci crederete, ma esistono stati sociali dove i governanti sono i più intelligenti. Per esempio tra i babbuini» (Konrad Lorenz)

Intanto le Borse snobbano la crisi. Piazza Affari accelera e Milano è in vetta all’Europa, con Pirelli e Fca e Juventus da traino. Bene lo spread. Il differenziale di rendimento tra Btp decennale e l’omologo tedesco ha aperto a 201 punti e tende verso i 200, dopo essere sceso ieri a 204 dopo l’annuncio delle dimissioni di Conte.

Sulla situazione abbiamo sentito Salvatore Piro, vicesegretario nazionale del PRI.

Ascolta l’intervista

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