Un convegno per ricordare Giovanni Spadolini e l’Europa

Ci sono personaggi che ormai appartengono alla storia e forse al mito. Non perché la storia li abbia raccontati, ma perché hanno contribuito a scriverla. Giovanni Spadolini è una di queste figure, che fatica ad entrare tutto in un ricordo solo. Perché non puoi cavartela, nemmeno oggi che è urgente, nemmeno oggi che ci manca davvero, con due righe e via. A soli 25 anni insegna Storia all’Università di Firenze. Ancora una volta: la storia. Spadolini, la storia, la faceva e la insegnava. Era un tutt’uno. Raccontare e raccontarsi. E già la giovane età suggeriva, da allora, la voglia di bruciare le tappe, di andare avanti e raggiungere nuovi traguardi. Il giornalismo, per esempio. Cioè l’idea che la cultura si faccia educazione. E che un intellettuale possa essere esempio e traino. In tante occasioni uno dice: lievito. Qualcosa che lasci lì a riposare tra lo Spirito del tempo e che ti dà un risultato immediato, perché analisi, riflessioni ne chiamano altre e tutta la comunità è stimolata a crescere. Il Resto del Carlino è la sua prima esperienza da direttore (1955-1968). Poi la direzione del Corriere della Sera (1968-1972). Più in là dirigerà anche La Voce Repubblicana, l’esperienza a cui (indegnamente) ci richiamiamo noi de L’Iniziativa Repubblicana che non siamo eroi ma a che gli eroi guardiamo, in punta di piedi per sembrare un po’ più alti. La passione per il Risorgimento, per Mazzini, Garibaldi, lo porta infatti ad avvicinarsi al Partito Repubblicano di Ugo La Malfa. Anche qui la carriera è folgorante: più volte Ministro, segretario del partito dal 1979 al 1987, e presidente del consiglio (1981-1982). Ma mai, nel corso della sua attività politica, rinunciò al suo impegno culturale, fu direttore per 18 anni della Nuova Antologia, creò l’omonima fondazione, fu nominato presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce e fu presidente del consiglio di amministrazione dell’Università Bocconi di Milano.

«Passati i sessant’anni, si ama più rileggere che leggere. Soprattutto rileggere i libri su cui ci si è formati. La rilettura di un libro che si è letto a vent’anni offre nuove e insospettate zone di scoperta. La lettura vorace di un adolescente o di un giovane non è paragonabile a quella pacata, distaccata e in fondo un po’ amara dell’uomo che ha superato i cinquant’anni»

Per ricordare il suo amore per l’Europa noi de L’Iniziativa Repubblicana, con l’Istituto di Studi Federalisti «Altiero Spinelli» abbiamo organizzato a Latina un convegno con il Patrocinio del Comune a 25 anni dalla scomparsa e tutto sta già nel titolo: Giovanni Spadolini, uomo delle Istituzioni. La fede nell’Italia e nell’Europa. Venerdì 30 agosto alle 16.30, presso il Museo Cambellotti in piazza San Marco, saranno ospiti di Mauro Cascio, il prof. Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini -Nuova Antologia, Davide Giacalone, oggi apprezzato saggista e giornalista (editorialista per RTL e opinionista per La7) che fu tra l’altro dal 1981 al 1982 a capo della Segreteria di Giovanni Spadolini presidente del Consiglio e Mario Leone, vice-direttore dell’Istituto. Porteranno i saluti Damiano Coletta, Sindaco di Latina, Carlo Medici, Presidente della Provincia e Silvio Di Francia, assessore alla cultura del Comune di Latina.

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