Multato per il sacchetto sbagliato…

Raccontata così sembra uno scherzo. Un cittadino è stato multato perché è ha buttato l’immondizia in un sacco nero. Dietro la curiosità c’è tanto altro. Per cominciare un’emergenza strutturale in una realtà, quella della Capitale, molto complessa, fatta di milioni di abitanti e di una rete di criticità che riguarda tutto: dalla raccolta differenziata immaginata, ad un rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione, a difficoltà di bilancio dell’AMA. Eccetera. Tutte cose che concorrono periodicamente a situazioni estreme, di emergenza, in cui tutto torna in discussione e Roma torna nelle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, come capitale dell’incuria e del degrado. Di circolare ci sono solo le chiacchiere, non le economie. E cioè: dopo l’emergenza si torna a parlare di tutto, si ripassano in rassegna tutte le soluzioni possibili, ci si dà nuovi obiettivi, si cercano nuovi responsabili e poi tutto tace di nuovo fino all’emergenza successiva.

Ecco che la multa di cui dicevamo non è un fatto neutro. Dietro ha tutto questo. C’è un’ordinanza, firmata lo scorso 5 agosto, che dice che nei prossimi sei mesi saranno vietati i sacchetti se non sono trasparenti. Il loro contenuto, cioè, deve essere visibile. L’obiettivo è chiaro, è quello di consentire agli operatori AMA di controllare subito se la raccolta differenziata è stata fatta bene o meno. Se, cioè, nella busta della carta sia stata buttata anche l’anguria. Funziona anche da deterrente perché, così si legge, contribuisce “a una maggiore responsabilizzazione dei cittadini alla corretta effettuazione della raccolta differenziata”. L’importo per i trasgressori varia dai 25 ai 500 euro.

Torniamo a parlarne con Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI, anche dopo alcune interessanti considerazioni sul tema fatte a Radio Radicale da Daniele Biscontini (consulente ambientale e innovation&sustainability manager)

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