Ci siamo sbagliati un’altra volta

Crisi di governo. Anche i sedicenti “gialloverdi” scivolano banalmente sulla viscidità delle loro incronguenze giocando sulle vite dei cittadini. Ma ciò a cui drammaticamente assistiamo non è tanto l’evidente incompetenza che ha caratterizzato la loro azione di governo, quanto l’assoluta assenza di senso di responsabilità.

Come risaputo Max Weber sosteneva per la politica l’ “etica della responsabilità”, Verantwortungsethik, legata alle conseguenze delle azioni,
rispetto alla kantiana etica dell’ “intenzione-convinzione” basata soprattutto sul rispetto dei principi dell’agire, detto molto sinteticamente. E possiamo tirare in ballo anche Hans Jonas secondo il quale “la responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere”. Ecco, questo è il punto. Ciò che lascia attoniti e sgomenti è la totale mancanza di responsabilità dell’agire dei governanti rispetto alle conseguenze possibili delle loro azioni.

Il concetto di responsabilità politica è richiamato nella prima edizione del The Federalist di Alexander Hamilton, John Jay e James Madison del 1788 che parla di “responsibility”, per il governo degli Stati Uniti che è responsabile del proprio operato nei confronti del popolo che gli ha delegato i suoi poteri.
Ma qui ci troviamo invece in una situazione non solo di irresponsabilità per le conseguenze delle azioni di governo, ma di totale indifferenza verso le esigenze della popolazione.
Nel corso dei mesi di governo, è vero che si è cercato di rispettare i contenuti dell’assurdo contratto, ma i contenuti realizzati, soprattutto con le modalità con cui sono stati realizzati, quali il reddito di cittadinanza, quota 100, la stretta sull’immigrazione, ecc. non rappresentano assolutamente una priorità per la società e l’economia italiana.
Temi decisivi come innovazione, equità, legalità, sviluppo, integrazione europea, ecc. sono stati stentatamente toccati fino al flop finale di cui attendiamo l’esito.
Un popolo non si governa con un “atto notarile”, ma con una strategia alta e ambiziosa, una visione per il futuro, nazionale e geopolitica.
Non emerge dunque senso di responsabilità alcuna rispetto ai bisticci interni fra le parti in causa.
Ma intanto lo spread sale e quello sì che lo paghiamo noi tutti con un debito in salita e il rischio di default dietro l’angolo.
No, non è ancora una volta questa la politica che serve al paese, abbiamo preso un altro abbaglio.

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