Riportiamo la crescita al centro del dibattito politico

Salvini a Sabaudia - Giuseppe Punzi

Sono ore delicate per la sua tenuta. E a Sabaudia la debolezza del governo ha preso consistenza, s’è fatta architettura, con il marmo e il travertino dell’architettura razionalista. «Sto dormendo poco e male, non per il caldo, ma perché sento una grande responsabilità», ha tenuto a precisare Matteo Salvini. Ed è un giornalista di questo territorio, Lidano Grassucci, che l’ha detta tutta e l’ha detta bene: «Questo è il paese che ha dato all’umanità la lirica dove “ogni dramma è un falso” per dirla alla Lucio Dalla, questo è il paese delle prefiche che piangono i morti pagate, per mestiere e non per dolore. Questo è il paese dove nulla è come appare e tutto ha un’altra bellezza».

Ci vuole un Winston Churchill per promettere lacrime e sangue, qua fanno le quasi crisi, le ‘quasi rivoluzione’, le ‘tutto sommato ho cantato bene ed ho preso gli applausi’

Il nostro stato di salute imporrebbe, forse, ben altro atteggiamento. Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore nota che “il funzionamento dell’Eurozona non è stato deciso in cielo, ma nelle negoziazioni tra gli stati che ne fanno parte”. «Però, mentre le leadership governative della Francia e della Spagna hanno elaborato una interpretazione del funzionamento simmetrico dell’eurozona (avanzando quindi proposte per un suo riequilibrio), i nostri leader di governo sanno solamente inveire contro l’Europa “tedesca”. Né le opposizioni hanno qualcosa da dire. Eppure, tra poche settimane si avvierà la procedura per la stesura della legge di bilancio 2020, con relativa negoziazione con la nuova Commissione (che sarà di già operativa, anche se formalmente inizierà il 1° novembre). Ad oggi, non sappiamo neppure quale portafoglio avrà l’Italia in quella Commissione, ancora di meno chi sarà il candidato del governo al ruolo di commissario. Come possiamo riportare l’Italia su un percorso di crescita, se non abbiamo una strategia e degli alleati per rendere meno asimmetrico il funzionamento dell’Eurozona?».

«La politica non può stare a lungo dissociata dalla realtà», dice Fabbrini, «se ciò avviene, sono guai. Si pensi all’Argentina, uno dei Paesi più sviluppati negli anni Trenta del secolo scorso, divenuto un Paese sottosviluppato pochi decenni dopo per via dell’incompetenza populista delle sue classi politiche. Certamente, l’Italia di oggi dispone di maggiori anticorpi rispetto all’Argentina di allora (grazie all’Europa). Tuttavia, l’Europa non basta, se le nostre forze economiche, culturali, associative non alzano la voce per riportare la politica alla realtà. Non c’entra la destra o la sinistra. C’entra l’interesse nazionale dell’Italia a ritornare a crescere economicamente e culturalmente».

Ne abbiamo parlato con Saverio Colluranelle settimane scorse con lui abbiamo approfondito un importante documento economico – esponente storico dell’unione romana del PRI e membro della direzione nazionale del partito.

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