Libera nos a malo

La storia insegna a chi la studia. E bisogna studiarla bene. Allora sì che, a dirla semplice, ti guida a non commettere gli stessi errori. È un po’ come fare matematica alle elementari. Si chiama metodo. Io ho un problema, ho dei dati. Il mio compito è quello di elaborarli per arrivare alla soluzione. Senza questo metodo che mi guida, tutto diventa un caso. Diventano un caso i numeri, e il problema un universale astratto per chiacchierarci intorno. E così chi è digiuno del metodo parla della soluzione, inventandosi i dati e scegliendoli apposta per rendere robusta la sua idea. Sembra una battuta ma purtroppo oggi le cose funzionano proprio così.

Magari si reputa, oggi, il Fascismo utile solo come argomento per alimentare l’antifascismo. Ed in effetti è così. Categorie politiche che non dicono più nulla, ma ognuna ha bisogno dell’annientamento dell’altra per legittimare sé. Si è reputato, e forse giustamente, che il Fascismo fosse una cosa di colore, qualche nostalgico che va a Predappio, qualche bancarella. Roba alla periferia di ogni pericolo reale. Vero. Non ci sono le condizioni per una riproposizione storica reale del Fascismo. Ma la Costituzione, quella fatta anche dai repubblicani, da Giovanni Conti, da Ugo Della Seta, da Randolfo Pacciardi, da Ferrucio Parri, da Ugo La Malfa, e da tanti altri, è nata da quelle macerie, ed è nata contro quella mentalità. Forse ogni tanto è anche bene ricordare che non sono semplicemente due punti di vista. Il rischio del voler minimizzare è che minimizzare voglia dire concedere, e che si legittimi tutto, anche il razzismo dichiarato, anche la violenza, anche una visione delle cose e del mondo distruttiva e conflittuale.

«Dicono che Mussolini abbia fatto anche cose buone. Ma sicuramente. Anche Stalin o Hitler, un ponte o una strada l’avranno fatta, anche il mostro di Firenze avrà detto buon giorno a qualcuno qualche volta» (Roberto Benigni)

La rimozione della scritta a Casa Pound ha un valore simbolico, come ha un valore simbolico la ‘correzione’ della svastica in un muro a Ferrara. Facciamo i conti con il nostro passato, bene recuperare la Treccani, bene recuperare Giovanni Gentile. Ma senza dimenticare che la nostra cultura ha paura del totalitarismo in ogni sua forma, degli antisemitismi vecchi e nuovi (oggi si è antisemiti con la scusa dell’antisionismo).

In un muro, a Ferrara

Ne abbiamo parlato con Alessandro Brunetta, nuovo coordinatore dei Giovani Repubblicani di Ferrara. «È stata un’epoca travagliata che non deve tornare. La nostra Costituzione e la Repubblica Italiana, ferita nella sua libertà, hanno sollevato il capo scrivendo una nuova pagina di un nuovo libro con una copertina diversa da quella nera».

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