Stop alle scommesse, danni al calcio e alle imprese

Lo ha raccontato Dostoevskij meglio di chiunque altro. Pressato dai suoi creditori – per debiti di gioco – lo scrittore russo butta giù in meno di un mese Il giocatore e dentro ci mette di tutto: la noia della nobiltà, il poveraccio che si gioca tutto quello che ha, e la fauna umana a corredo. Un affresco che denuda debolezze e ipocrisie della società, a partire dal brivido spregiudicato di chi alla roulette mette in pericolo la sua sicurezza. La narrazione è tragica e comica, come una montagna russa, che è un po’ il senso dell’azzardo, sali a catena fino alla cima e poi il treno non avrà altro motore che la forza di gravità. Quota e velocità. Una sensazione che nel gioco dà il denaro. Il pericolo è la pendenza. Lo senti stringerti lo stomaco. Puoi perdere tutto (ed è anzi spesso quasi certo). Ma puoi cambiare la tua vita.

I bari del Caravaggio

‘Azzardo’ non si sa bene da dove derivi, forse dall’arabo ‘az-zahr’ che vuol dire dado, o dal francese hasard che significa rischio. Nell’antichità l’azzardo era quello di sfidare la Necessità, per conoscere la volontà divina. I dadi servivano a scrutare, a buttare un occhio dietro la cortina degli eventi. Poi, in epoca romana, si cominciò a scommettere invece, sulle corse di bighe e quadrighe, come anche sui combattimenti dei gladiatori.

«Il giocatore non sarebbe felice se qualcuno gli desse il denaro della vincita» (Ennio Flaiano)

Oggi il problema non è il gioco, tipicamente la roulette, il blackjack, il chemin de fer, la slot machine e il baccarat. Il problema è la dipendenza patologica del gioco. Quello che nel DSM-5 (2013) è stato inquadrato nella categoria delle “dipendenze comportamentali”, qualcosa di simile alla tossicodipendenza, per capirci. Nel 2016 gli italiani hanno speso 96 miliardi di euro, inclusi pronostici sportivi (calcio e cavalli) con un’entrata per l’erario di 10 miliardi. Le vincite ridistribuite sono state 77 miliardi, per cui è vero: chi vince davvero alla fine è il sempre il banco. Ma il problema, dicevamo, sono i soggetti vulnerabili, i giocatori compulsivi che non riescono a farne a meno: oggi in cura ce ne sarebbero 12mila.

Dal 15 luglio scorso è entrato in vigore il decreto dignità ed in Italia è vietata qualsiasi forma di pubblicità di giochi o scommesse con vincite di denaro. Ne abbiamo parlato con Riccardo Bruno, vicesegretario nazionale del PRI.

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