A quasi cento anni dalla «Difesa della Razza». Ma ancora non siamo immuni da quella cultura…

Non so voi ma io a volte ho paura. Ecco perché ho reazioni irrazionali all’anti-intellettualismo. Ecco perché mi illudo che la stampa possa avere un ruolo e che ‘educare’ sia qualcosa di ancora possibile. Perché quando non c’è formazione, quando tutti i giornali assecondano e non aiutano alla crescita, tutto diventa un acido strillare di odio, un fantasioso costruir complotti, un’alzare di muri con i mattoni del pregiudizio e della calunnia. Spesso, anche, costruire polemiche anche lì dove (forse) non esistono. Sono le trincee più pericolose e non serve a niente sottovalutare il problema. Perché è così che ritornano i fantasmi del passato.

Lo storico Antonino Zarcone (Premio Carducci 2008 e Premio Firenze Fiorino d’Oro 2015) ci ricorda che il 5 agosto 1938, la casa editrice Tumminelli pubblica il primo numero del quindicinale La difesa della razza, voce della politica razziale del Regime. Direttore Telesio Interlandi ed in redazione Giorgio Almirante. La rivista, che si sforza di sostenere la superiorità della razza italiana, anche con argomenti falsi e poco scientifici, è composta mediamente da diverse decine di pagine e si divide, solitamente, in 4 macro sezioni.

  • Scienza: in cui si trattare il razzismo e l’antisemitismo in un’ottica medica e biologica soffermandosi soprattutto sulla genetica;
  • Documentazione: dove si affronta, con l’uso della statistica, il declino demografico ed economico dei popoli cosiddetti “non ariani” contro la prosperità di quello italiano;
  • Polemica: dove appaiono gli articoli sul cospirazionismo politico, economico e scientifico (ebrei, massoni, bolscevichi ecc.);
  • Questionario: il questionario dove si cerca di fornire risposte alle domande dei lettori, selezionate sulla base della coerenza con la linea editoriale.

La rivista chiude nel giugno 1943 per la diminuzione delle vendite ed il crollo delle entrate pubblicitarie. Nonostante si tratti di una rivista antisemita e razzista le pagine contengono la pubblicità di grandi marche nazionali, come: Alfa Romeo, Fiat, Banca commerciale italiana, Istituto Nazionale delle Assicurazioni e Banco di Sicilia.

Una ricorrenza e niente più? Piacerebbe classificarla come curiosità. Per ricordare quanto in basso sia caduta in passato la nostra cultura. Ma i social li frequentiamo tutti, e vediamo come in realtà sia costante un antisemitismo più o meno mascherato, e un innamoramento continuo per le più disparate teorie del complotto (e quello giudaico-massonico continua ad avere il suo fascino anche in ambienti insospettabili, come il Senato).

Di complotto aveva già trattato Karl Popper nel suo Congetture e meditazioni: «Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevabile in Omero. Questi concepiva il potere degli dèi in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell’Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa è una conseguenza del venir meno del riferimento a dio, e della conseguente domanda: “Chi c’è al suo posto?”. Quest’ultimo è ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione, cui si può imputare di avere organizzato la grande depressione e tutti il mali di cui soffriamo… Quando i teorizzatori della cospirazione giungono al potere, essa assume il carattere di una teoria descrivente eventi reali. Per esempio, quando Hitler conquistò il potere, credendo nel mito della cospirazione dei Savi Anziani di Sion, egli cercò di non essere da meno con la propria contro-cospirazione».

«Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia» (Primo Levi) 

Celebre anche l’intervento di Umberto Eco (che ci ha dedicato vari romanzi da Il Pendolo di Foucault a Il Cimitero di Praga). «Georg Simmel nel suo celebre saggio sul segreto ricordava che “il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d’eccezione… Esso è fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo… Di fronte all’ignoto il naturale impulso all’idealizzazione e il naturale timore dell’uomo cooperano insieme allo stesso fine: intensificare l’ignoto attraverso l’immaginazione e considerarlo con un’intensità che di solito non è riservata alle realtà evidenti”. Conseguenza paradossale: dietro ogni falso complotto, forse si cela sempre il complotto di qualcuno che ha interesse a presentarcelo come vero».

Ne abbiamo parlato con Antonino Zarcone.

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