L’idea di Europa e il senso delle cose

Triplo intervento su Repubblica, tra ieri e oggi. Tre firme con un comune denominatore, la somma di moralità, condivisione, rispetto e Europa. Ieri Stefano Folli ha ricordato come nella Commissione europea nel 1994 (presieduta da Santer) per l’ultima volta una decisione trasversale tra maggioranza ed opposizione vide nelle persone di Mario Monti e Emma Bonino i due commissari designati. Al governo era Berlusconi che riconobbe nel ruolo in Europa dell’Italia un interesse primario. Monti oggi ha ricordato che anche nella Commissione europea del 1999 avvenne una cosa simile. Ai grandi paesi spettavano due commissari. Presidente era già Romano Prodi, in Italia al governo c’era D’Alema. Eppure Monti fu designato come commissario trasversalmente, stavolta alla Concorrenza. In questi due momenti c’è tutto il senso delle istituzioni che è Scalfari a mettere a nudo oggi nel suo intervento. Richiama il presidente Conte, ne interpreta le intenzioni, nell’attuale fase politica di governo italiano incartato nel non governo M5S-Lega, che si starebbe comportando in conformità a ciò che ha tra le mani. E il suo potere potrà aumentare qualora non si dovesse arrivare a elezioni in Italia. Perché? Perché – confida Scalfari – Conte ipotizza un Paese democratico dove si contrappongono una destra conservatrice e una sinistra progressista. E qual è lo strumento di interpretazione, praticamente un monito storicamente acclamato, per questo? «Questo è il paese moderno come volevano i fratelli Rosselli e come volevano anche Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con il loro Manifesto redatto a Ventotene 78 anni fa. Quel gruppo puntava sull’Europa e naturalmente sull’Italia, ma l’Europa era indispensabile e avrebbe dovuto assumere la forma d’una federazione con moneta unica e una politica progressista e sociale» (Repubblica, pag. 1 e 35, 4 agosto 2019). La linea che unisce questi due momenti è proprio nel carattere costituzionale, nella comunanza di intenti, nel rispetto della sovranità reale, che è nella mediazione e nel principio di leale collaborazione, e in tutto ciò l’unità dell’Europa è il teatro migliore dove pesare, realizzare e poi consolidare la democrazia internazionale.

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