Credito, economia e lavoro nel Mezzogiorno

Dal mio canto ho una percezione della differenza tra liberali e repubblicani che è più o meno questa: io penso che i liberali, la maggior parte di essi, siano ottimi scrutatori della realtà e di conseguenza sanno elaborare con cognizione di causa le linee guida e le strategie che sfruttano al meglio questa pragmatica concezione della società; dall’altro lato i repubblicani hanno allo stesso modo una percezione della realtà assai autentica, difatti il linguaggio e la cultura di riferimento sono altrettanto “liberali”; però penso che un repubblicano sia generalmente un pochino più idealista e quindi più riformatore; è a mio avviso più “interclassista” e vive di conseguenza un rapporto più stretto non con una sola parte della società ma con tutte le fasce della stessa… sempre ammesso che ve ne siano ancora, data la liquidità sociale odierna.
Ecco, l’altro ieri mattina c’era un ottimo articolo su il Mattino, era in sostanza un’intervista al presidente dell’A.B.I. (Associazione Bancaria Italiana) Antonio Patuelli, già liberale, imprenditore e giornalista, per il quale nutro come tanti elevata stima; tra l’altro Patuelli, che io sappia, è stato ed è un liberale di onorevole statura, e quando io dico questo non intendo solo la innumerevole serie di cariche, encomi, nomine e mandati vissuti, quanto più la capacità di essere liberale politicamente e nelle idee; se necessario essere quindi progressisti e conservatori ambivalentemente, e lui, da quel che ne so, lo è e lo è stato in passato.
L’articolo iniziava con una domanda con la quale si chiedeva se fosse necessaria una “banca del sud”; per cui un istituto di credito relativamente diverso da quelli esistenti oggi (per quanto non troppo invece da alcuni già esistiti in passato), per potere dare seguito a politiche di investimenti nel mezzogiorno, il quale secondo alcune premesse abbisogna di considerazioni e trattamenti parzialmente diversi, se non agevolati, per recuperare il gap che lo differenzia dal resto del paese; non ultimo infatti, un resoconto anticipato sull’annualità 2019 di SVIMEZ (presente in un articolo sullo stesso giornale lo stesso giorno) e che evidenziava non solo come la crescita prevista sia residuale, ma anche il grave stato di recessione del Mezzogiorno nei confronti dell’Italia a partire dal 2008, e lo stesso per l’Italia nei confronti dell’Europa; a questa domanda il presidente ABI ha risposto dicendo che in verità tra qualche tempo (il prossimo 4 novembre) si festeggeranno i primi 5 anni della nascita della vigilanza unica europea sulle banche e che se la repubblica (lo stato) intendesse fare un passo del genere, intanto deve stare attenta perché non ci si improvvisa istituti di credito, e secondo che si può fare ma esclusivamente nel riguardo e sotto la stretta osservanza di quanto espresso appunto dalle istituzioni europee e da Francoforte.

«Si portava sulle spalle quella dose di fragilità, per quanto piccola, che spetta a ogni meridionale del mondo, di qualsiasi classe sociale» (Manuel Vázquez Montalbán)


E fino a qui mi trova perfettamente d’accordo, pensare di tornare indietro? o è populismo o non si ha contezza della realtà odierna! Inoltre mi trova ancora perfettamente d’accordo nel passaggio in cui diceva che la Tav di Torino non è seconda alla Salerno-San Giovanni o alla Napoli-Bari, perché “non viviamo una versione ottocentesca dell’Italia”, il sud è già europeo e bisogna assolutamente connetterlo infrastrutturalmente col resto del continente, Patuelli diceva (con una sottile vena campanilistica) “specialmente per il turismo”, io dico invece “specialmente per l’industria” e poi anche, o parimenti, per il turismo; come spesso accade, molto di quanto da lui espresso mi risulta condivisibile, però c’è stato un passaggio che analizzo in seguito, con il quale mi ricollego a quella sottile differenza tra liberali e repubblicani iniziale; una differenza che nella realtà può però essere, da un lato, assopita dalle peculiarità dell’animo umano, e dall’altro da una caratterizzazione di tipo politica o economica del liberalismo, il quale confine quindi non ha netta definizione, perché proprio io che sono “cellolese”, di Cellole in provincia di Caserta (una cosa che ad egli stesso, secondo me, qualcosa fa pensare e che gli riporta sicuramente qualcuno alla memoria) so che si può essere liberali anche in maniera profondamente politica e quindi, quando necessario, progressiva, più sociale, riformatrice o se vogliamo parlare in maniera un po rozza “di sinistra liberale”; lo si può esser infatti come lo sapeva essere un suo stimato e compianto collega di partito, l’avvocato Francesco Compasso, appunto cellolese, vicesegretario nazionale del PLI dal 1970 al 1980 (sia con Malagodi che con Zanone segretario), eurodeputato eletto proprio con una lista comune PLI-PRI (a riprova di quanto detto prima), saggista plurimo (per esempio della collana Civiltà aurunca, ma più affine a questo discorso del periodico Sudeuropeo, o della collana di saggi Mezzogiorno ed Europa), vincitore di diversi premi letterari e del “Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio”, oltre che magistrato della Corte dei Conti e tanto altro; ecco, dicevamo, in questo passaggio Patuelli si riferiva alla istituzione “banca” in una maniera un po’ diversa da come altri, me incluso (e chi lo può sapere… se fosse vivo forse anche dall’on. Franco Compasso), la concepiscono se si vuole rilanciare l’economia di un paese; egli parla di banca quasi solo come “intermediatore creditizio”, come un veicolo al credito ; ora ciò non è che non sia vero, tecnicamente più andiamo avanti e più è così, e capisco che egli da tecnico parli in questa maniera… ma non è questa la “banca” di cui necessita il mezzogiorno, o almeno non è questa l’idea di banca di cui parlare e da trasmettere alla popolazione e alle imprese del mezzogiorno, ma nemmeno dell’intera Italia per come la vedo io; ciò che si prefigge di descrivere, riguarda infatti sostanzialmente un rapporto intrattenuto con chi è più in alto della banca italiana, che non può e non deve necessariamente interessare il cittadino o l’imprenditore della nazione, al quale, mi permetta Patuelli, a me che non sono un tecnico ma che penso di comprendere il sentimento del mezzogiorno, (il quale non è poi tanto diverso da quello del resto del paese) ma se si vuole incoraggiare “il cavallo a bere” (tanto per citarlo), dal momento che non lo fa per due motivi individuati concisamente dallo stesso, ossia perché vi sono incertezze, perfino globali (si pensi al rapporto atlantico che si sta deteriorando e alla venuta prepotente della Cina nel mercato globale) e perché a queste incertezze si aggiunge la sfiducia nel sistema paese Italia (tanto da richiedere ai giovani di scappare dal Mezzogiorno, come riportato dalle autorevoli fonti SVIMEZ); allora il modo per “incitare il cavallo a bere” non è proprio il presente… e di qualche input sensazionale e immaginifico quindi invece abbiamo bisogno eccome! e quindi l’idea di una “banca del sud” pubblica ma regolamentata dalle stesse norme di Basilea, comincia ad acquisire un valore simbolico inequivocabile e non più trascurabile.
Inoltre mi viene da pensare, come discusso tante volte con diversi amici, che anche il sistema bancario renano , ispirato ad una politica “ordoliberale”, si è avvalso mi pare di meccanismi del genere nei Lander appena dopo l’annessione della Germania dell’est (una situazione poi non così diversa da quella tra nord e sud italiano).

Antonio Patuelli

Ad ogni modo il discorso di Patuelli nel resto del testo non fa una grinza; siamo perfettamente coscienti che lo stato della Repubblica Italiana del momento non agevola questa ripresa sia reale che immaginaria, e che il grosso debito ed una politica non devota agli investimenti, né infrastrutturali né produttivi, non abbia in alcun modo ad aiutarci nella pratica, e nemmeno rispetto a quanto pensano di noi nel resto della comunità europea; ed è per questo motivo che il “PRI-Caserta” intende inaugurare un manifesto politico che avrà come tematiche centrali

  • il recupero della fiducia da un punto di vista sociale per il Mezzogiorno, per la Campania e per “Terra di Lavoro”,
  • l’esercitare pressioni allo stato su interventi infrastrutturali nel Mezzogiorno come nel resto d’Italia,
  • il concepire metodi per il riordino dei conti degli enti pubblici e dello stato, ma nel contempo, garantendo qualità dei servizi degli stessi e senza vessare il cittadino,
  • riportare il lavoro al centro delle intenzioni politiche comuni; ma anche, a meno che non si procederà appunto ad una “banca del sud” pubblica, riprendere la trattativa territoriale con le banche private che si hanno a disposizione; ed in merito a ciò vi anticipiamo che abbiamo già qualche idea in mente che pensiamo possa divenire molto proficua, e che troverete sicuramente nel nostro programma politico per le regionali campane dell’anno venturo (alle quali, come avrete capito, intendiamo partecipare con una seria programmazione alternativa)
  • nsomma, da “repubblicani”, riportare al centro del discorso politico l’agenda economica che gli altri partiti di massa hanno stralciato dalle loro premesse ? ci pare il minimo e quanto di più necessario al momento.

Insomma, da “repubblicani”, riportare al centro del discorso politico l’agenda economica che gli altri partiti di massa hanno stralciato dalle loro premesse: ci pare il minimo e quanto di più necessario al momento. Io ritengo i partiti di ispirazione liberaldemocratica o di liberalismo sociale più schietto, come lo può essere senz’altro il Partito Repubblicano oggi, i più adatti a questo momento storico per un motivo fondamentale: il sistema è il capitalismo, e non mi pare ci siano ripensamenti né teorici né reali a riguardo; la crisi finanziaria che ci stiamo pian piano lasciando alle spalle ha dimostrato però che questo può fallire socialmente nel corso del suo ciclo economico negativo; e quindi, chi meglio di un repubblicano o di un liberale mentalmente aperto può approcciare a risolvere queste distorsioni negative attraverso un’ azione ponderata ma efficace dello stato? Nessun altro a mio avviso, ecco perché questo è il nostro momento. Ora o mai più!