Spadolini e l’Unità dell’Europa

«Questo Quaderno che riunisce voci di oggi e di ieri, scrittori viventi e anche amici scomparsi, ha il valore di un atto di testimonianza. Che è anche un atto di fedeltà. Testimone nel senso classico, antico, della parola: che è anche, e sempre, chi paga di persona».


Nel Venticinquesimo anniversario della morte di Giovanni Spadolini, mi permetto di ricordarlo su uno dei fronti a lui caro, l’unità dell’Europa.
Il Quaderno cui fa riferimento Spadolini, è dell’aprile del 1984, nella collana la “Nuova Antologia” (XXII) dal titolo: “Per l’unità europea: dalla Giovine Europa al Manifesto di Ventotene”.
Concepito come contributo al Centocinquantesimo anniversario della nascita della Giovine Europa, nell’imminenza del voto per il secondo Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini (1), dell’unica rivista europea “che può riallacciare, nella sua continuità di oltre un secolo e mezzo, i balenii e i trasalimenti federalisti degli anni 1820-1830 alle tragedie dell’epoca oscura solcata dalla notte dei totalitarismi, alle speranze, per tanta parte deluse ed umiliante, del nuovo europeismo maturato durante la seconda guerra distruggitrice del 1940-1945. Di cui è eloquente e attualissima testimonianza, appunto, il Manifesto di Ventotene, simbolo del retaggio federalista e repubblicano della storia risorgimentale italiana”. Così in premessa Spadolini traccia quel legame che unisce la Giovine Europa (1834) con la quale nasce il “federalismo democratico europeo nel nostra paese”, primo “germe” di un’Europa federata, alle carceri fasciste, agli Altiero Spinelli, agli Ernesto Rossi, agli Eugenio Colorni, che “lanceranno la loro parola di speranza in una federazione europea con una vibrazione mazziniana” redigendo il “Progetto“ di Manifesto. Per un’Europa libera e unita nel tetro inverno 1941.
È un omaggio quello di Spadolini , alla “audacia e lungimiranza” di questi uomini del confino e della Resistenza italiana ed europea, che, è vero, non aprivano – ammette il 28 agosto 1981 durante un meeting a Rimini – una prospettiva completamente nuova né tantomeno inesplorata, ma “rivisitavano” e “aggiornavano”, immettendola nel vivo della situazione politica internazionale, un’idea antica ma non meno attuale. Come “antico” è il riferimento al tema della “federazione europea” che la “Nuova Antologia” dedicava un articolo nel 1897 sotto l’insegna di “Diplomatico” (che è poi stato riprodotto nell’edizione speciale del Quaderno di cui in argomento).


Il 15 aprile 1834 veniva lanciato il Manifesto della Giovine Europa a Berna in Svizzera sotto il triplice: “Libertà – Uguaglianza – Umanità”.
Nel gennaio 1944 venivano immesse nel circuito della clandestinità copie ciclostilate della versione definitiva del Manifesto di Ventotene, con due saggi di Altiero Spinelli (2), prendendo poi il titolo di “Problemi della federazione europea”, recante le sigle “A.S. e E.R.” (Spinelli e Rossi) con la prefazione “acuta e prefiguratrice” datata 22 gennaio 1944 di Eugenio Colorni.
Il “Quaderno” ha l’incipit di Spadolini, che ne cura anche l’organizzazione generale, e raccoglie i contributi di tanti illustri nomi, da Norberto Bobbio ad Arturo Colombo, da Mario Albertini ad Altiero Spinelli per citarne alcuni. Spadolini dedica il suo intervento al “L’unità europea” la voce clandestina del Movimento Federalista Europeo, annunciato nel maggio 1943, prima ancora dell’atto di fondazione dello stesso MFE nato in casa di Mario Alberto Rollier, in via Poerio 37 a Milano, alla fine di agosto dello stesso anno. Otto numeri in tutto, distribuiti nell’arco di quasi tre anni, sono contenuti in un’anastatica celebrata dallo stesso Spadolini, curata dalla “Fondazione europea Luciano Bolis”, col contributo della Regione Lombardia, in poche decine di copie, nel 1983.

Il carcere di Santo Stefano, a Ventotene


«Un formato, press’a poco, come il Baretti. Da quattro a sei, massimo otto fogli per numero. Un’impaginazione casta, contenuta, che ricorda il Caffè di Riccardo Bauer. La maggioranza di pezzi anonimi o con pseudonimo, com’è nello stile dei fogli clandestini».
Il “tono” del “L’unità europea” è nutrito dall’intransigenza, come pregiudiziale istituzionale, ma apertura alle varie “voci o tendenze federaliste”: “senza pregiudiziali, senza manicheismi, senza intolleranze, senza chiusure preventive. L’unità europea respira in un clima democratico di sinistra, oscillante fra suggestioni fabiane e inclinazioni socialiste o riformatrici, ma non conosce – nella sua prevalente apertura all’Europa federale, nel suo appassionato no allo Stato-nazione come Stato-Moloch – nessuna esclusione preconcetta, nessuna remora faziosa”.
Ma gli articoli evidenziano il carattere deciso, l’indirizzo risoluto, dei redattori, tra questi Eugenio Colorni, che Spadolini cita; egli nel secondo numero dell’agosto del 1943, spiegava il compito fondamentale della federazione europea, che sarà quello “di garantire la pace internazionale”. La federazione – ricorda Spadolini – concepita come res publica di tutti gli europei, attraverso la cittadinanza federale e la connessa rappresentanza politica federale.

(1) La prima legislatura che ha visto i rappresentanti dei cittadini eletti a suffragio universale diretto si è aperta con l’elezione del giugno 1979; la seconda legislatura inizierà con le elezioni del 14-17 giugno 1984

(2) I due saggi erano stati scritti al confino di Ventotene: il primo, “Gli Stati Uniti d’Europa. Le varie tendenze politiche” durante la seconda metà del 1942. Il secondo, “Politica marxista e politica federalista”, fra il 1942 e il 1943

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