Perché mi voglio Repubblicano. Rinaldi sull’HuffPost

Quarant’anni senza Ugo La Malfa. E l’assenza pesa. Così Niccolò Rinaldi oggi sull’Huffingtsonpost. «Era anche un politico non italiano, non ingannava con l’uso delle parole a vuoto e con il vacuo esercizio delle vanità personali, e tuttavia era un oratore potente che scandiva ogni parola come grazie a uno sforzo fisico e morale. Aveva un’idea chiara della collocazione a sinistra dei repubblicani, ma disprezzava le formule chiuse, e aprì i recinti, senza mai cadere nell’opportunismo, alla Democrazia Cristiana, al PSI, al Partito Comunista.
Per lui contava solo l’amore secolare per la patria, una patria che era dentro quella più grande dell’Europa unita. Europeismo, politica dei redditi, programmazione, atlantismo, “Nota aggiuntiva” per il controllo della spesa pubblica, non erano formule vuote, ma declinazioni di valori e di contenuti della sua “sinistra che ragiona”».

Tra i tanti che lo hanno conosciuto, Rinaldi cita la testimonianza di Pietro Ingrao: «Il suo antifascismo e il suo repubblicanesimo furono fortemente contrassegnati da questa visione della libertà non solo come bene fondamentale, irrinunciabile, ma anche come condizione necessaria per una modernizzazione dell’Italia, per stare nella storia dell’epoca, per uscire da privilegi e particolarismi»

«La Malfa, un capitano per mari agitati», chiude. «Averlo perduto presto, ci ha lasciato nella tempesta».

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