La sinistra non ha mai saputo superare il marxismo

Una tavola rotonda del 1981. «La crisi delle ideologie e la sinistra italiana» è il tema. Un incontro, a Roma, in ricordo di Ugo La Malfa che è scomparso da due anni. Ci sono Lucio Colletti, lo studioso di sinistra che al marxismo ha dedicato il suo impegno e parte della sua militanza, Giuliano Amato, il costituzionalista socialista che ha sempre provato a far parlare alla sinistra un linguaggio diverso, Eugenio Scalfari, il papà di la Repubblica. E c’è, a raccontarcela, Giovanni Spadolini («Italia di minoranza. Lotta politica e cultura dal 1915 ad oggi», Le Monnier, Firenze, 1983)

Giuliano Amato

«Constatazione comune: la crisi delle ideologie di sinistra, in tutte le loro forme. È nota la tesi di Colletti: l’ondata, impetuosa e spesso limacciosa, della nuova sinistra ha finito per investire in pieno le convinzioni e i punti di riferimento del marx-leninismo, nell’edizione scolastica e quindi acritica prevalente in Italia. La crisi dell’ideologismo di sinistra, nutrito da tutti i succhi e da tutti i miti della rivoluzione culturale cinese non meno che dalle influenze della scuola di Francoforte, ha finito per tradursi in una vera e propria crisi del marxismo (che nulla risparmia, che investe la sponda comunista e proietta a maggior ragione i suoi riflessi nella contermine sponda socialista, tesa ormai soltanto a fissare nella palizzate o confini con l’ortodossia o liturgia marxista). La contestazione post-sessantottesca è diventata – ecco la tesi conclusiva di Colletti – “l’ultimo e disperato tentativo di rianimare la dottrina marxista e imprimerle vita nuova”.
Fallito quel tentativo, rimane solo un mucchio di macerie. Nell’intervento sull’eredità lamalfiana, Colletti ha precisato la sua linea: le trasformazioni profonde, e in gran parte spontanee, della società italiana nel dopoguerra non hanno trovato una classe di governo adeguata al compito di incanalarle e guidarle. Solo la sinistra democratica, e minoritaria, una sinistra quasi di élite, si pose il problema di governare politicamente il rivolgimento sociale vissuto dal paese, soprattutto dopo gli anni sessanta, attraverso la programmazione, attraverso le riforme, attraverso la politica dei redditi. I grandi partiti di massa, non soltanto la democrazia cristiana ma anche le forze della sinistra di classe, socialisti e comunisti, si rivelarono incapaci, per cecità o per arretratezza ideologica, di intendere i problemi di una società industriale e moderna. La Malfa – ecco la conclusione di Colletti – finì per peccare di ottimismo, non di pessimismo».

Lucio Colletti

La sinistra ha perso una grande occasione, disse più o meno Amato. Si sarebbe dovuta creare una grande forza laica, democratica, alternativa alla democrazia cristiana. Un dialogo, quello tra socialisti e repubblicani, che c’era sempre stato, che aveva caratterizzato molte pagine della storia d’Italia e che bisognava a tutti i costi rinsaldare. C’era bisogno di riforme, bisognava abbandonare ogni visione classista. C’era bisogno cioè di una grande forza di governo.

Eugenio Scalfari

«Il Sessantotto liquidò il centro-sinistra, nel momento stesso in cui mise in discussione le tavole dell’ideologia di sinistra, molto spesso degenerate in formule teologiche o ripetitorie. Oggi tutto è in discussione. I miti delle nazionalizzazioni e delle socializzazioni, così forti nel dopoguerra, sono abbandonati non solo dai comunisti ma anche dai socialisti. La “demonizzazione” del capitalismo, contro la quale scrisse pagine mirabili Ugo La Malfa, non trova più seguaci se non in limitate e un po’ malinconiche frazioni della sinistra extraparlamentare, al di là del PCI (e talvolta corrette dal loro snobismo e radicalismo). Il socialismo autogestionario, la variante jugoslava, rimane in qualche frangia del PSI, ma senza convinzione né smalto.
Fuori d’Italia, la sinistra non è in crisi minore. Il laborismo britannico si è spaccato in due, e l’ala socialdemocratica occupa uno spazio vicinissimo a quei “liberali” inglesi che corrispondono alla sinistra democratica italiana, da sempre allergica alle seduzioni marxiste. Il dramma polacco lacera le ultime ipocrite convenzioni intorno al cosiddetto “socialismo reale”».

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