Taradash commenta La Malfa

Si intitola L’Asino di Buridano ed è il primo di una serie di interventi sul Corriere della Sera di Ugo La Malfa. È il 1969 e sull’argomento tornerà più volte negli anni successivi. Molto è già nel titolo. Buridano non aveva un asino. Ma è a lui che si attribuisce un famoso racconto, probabilmente a torto. C’è un asino che ha del fieno da mangiare alla sua sinistra, altro fieno alla sua destra. Non sa da dove cominciare e, per l’indecisione, alla fine muore di fame. Come racconto allegorico del Paese è piuttosto efficace. Il Governo non sa da che parte cominciare, nella esatta definizione di un piano di interventi per la salute economica della società. E finisce per governare lasciandosi morire. Perché i problemi restano. Il tempo passa.

«Il rapporto tra salari, orari di lavoro, profitti, rendite e riforme (scuola, edilizia popolare, assistenza, riforma tributaria e via di seguito), non è un problema che si può porre in tempi diversi: è un problema che sorge contestualmente, che va esaminato, cioè, contemporaneamente e globalmente. In altri termini, trattandosi di problemi che hanno dimensione quantitativa, oltre che qualitativa, si tratta di vedere che cosa un sistema economico, nel suo concreto rendimento, ci può dare in maggiori salari, in minori ore di lavoro, in maggiori scuole, ospedali, case. Finché i sindacati non avranno appreso che le scelte vanno operate contestualmente, ponendosi il problema di quanto può rendere, ai fini sociali, un sistema economico, essi e le masse operaie faranno battaglie che potranno approdare a maggiori squilibri, a maggiori ingiustizie, se non alla graduale disintegrazione di un sistema e non alla sua riforma profonda».

Prosegue La Malfa: «Dopo l’esperienza del primo governo di centro-sinistra, durante la quale l’accavallamento degli effetti delle rivendicazioni e degli effetti delle riforme (nazionalizzazione dell’energia elettrica, imposta cedolare) fu causa, anche se non esclusiva, della recessione, i repubblicani invitarono i sindacati a sedersi sul tavolo della programmazione per diventare uno dei grandi protagonisti della politica di sviluppo economico, accanto agli imprenditori e allo Stato. Nella sede in cui si sarebbe dovuta elaborare la politica di programmazione, tutto avrebbe potuto essere messo in discussione, il salario, come il profitto, come la rendita, il livello dei consumi individuali come quello dei consumi sociali, il rapporto tra occupazione e sviluppo tecnologico e via di seguito.
La politica dei redditi, così come fu proposta, non aveva che il senso di una discussione di tutto. E fu quello il primo invito ad una partecipazione dei lavoratori al più alto livello decisionale possibile, e la forza dei sindacati operai sarebbe stata tale che essi avrebbero potuto iniziare a guarire il Paese da molti suoi mali, fra cui il parassitismo, il privilegio, l’ingiustizia, il burocratismo, l’inerzia delle forze politiche».

«Gli uomini sono sempre contro la ragione quando la ragione è contro di loro» (Helvetius)

«Proprio i sindacati, che avevano interesse a partecipare alle discussioni a livello così elevato, e alle scelte relative, fecero il primo rifiuto, e le forze politiche furono ben liete di non farne nulla. Il risultato è stato una corsa all’accaparramento di quote di reddito nazionale, senza che ciò rispondesse a un piano qualsiasi, a una razionalità qualsiasi, a giudizi economico e sociali di valore prestabiliti. Il risultato è stato l’ammucchiarsi attuale dei problemi di ogni genere e l’impossibilità di risolverli. Poiché con tanti anni d politiche occasionali, contingenti, governative e sindacali, le ingiustizie e gli squilibri si sono aggravati, le casse dello stato e degli enti pubblici si sono svuotate e noi abbiamo sì diffuso una certa maggiore possibilità di consumo individuale, ma forse a favore di chi meno se lo meritava e a danno, che appare ormai quasi irrimediabile, di una struttura civile e sociale del paese degna di una società democratica avanzata…».

Abbiamo chiesto a Marco Taradash di commentare queste riflessioni.

Ascolta l’intervista
Annunci