Il Corriere ricorda Giovanni Spadolini

L’occasione è l’uscita, edito da Polistampa, del saggio di Cosimo Ceccuti «Giovanni Spadolini. Quasi una biografia». Il Corriere della Sera dedica così un veloce ‘ritratto’ a Giovanni Spadolini, ricordando la sua formazione laica, liberal-democratica, il suo amore per Giovanni Gentile e per il Risorgimento, la sua dedizione per la cultura identitaria del nostro Paese a cui teneva in modo “appassionato e ostinato”. Spadolini fu, e soprattutto, un grande intellettuale, insegnò Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Firenze, diresse la Nuova Antologia. Giornalista, fu nominato direttore del Resto del Carlino nel 1955, a nemmeno trent’anni di età, poi nel ’68 arrivò a dirigere il Corriere della Sera. Fu anche il direttore (politico) de La Voce Repubblicana (dal 1981 al 1987), perché è al PRI che ha legato la sua fortuna politica. Eletto senatore, fu eletto ministro dei Beni Culturali nel governo Moro-La Malfa e, nel 1981, arrivò alla presidenza del consiglio.

«Benché potesse apparire un personaggio ottocentesco», scrive Antonio Carioti, «Spadolini sapeva usare i mezzi di comunicazione moderni, in sintonia con l’allora capo dello Stato Sandro Pertini. La sua mole faceva la gioia dei vignettisti. […] Seppe interpretare l’euforia di un Paese che usciva dall’incubo degli anni di piombo nei giorni del Mondiale spagnolo vinto dagli azzurri di Enzo Bearzot nel 1982, affacciandosi da Palazzo Chigi di fronte alla folla festante».

E ancora: «Europeista, grande amico degli Stati Uniti e di Israele, quando i guerriglieri palestinesi sequestrarono la nave Achille Lauro e assassinarono l’ebreo paraplegico Leon Klinghoffer, nel 1985, mostrò da ministro della Difesa di aver capito meglio di altri quale minaccia potesse rappresentare il terrorismo mediorientale».

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