Mario Caruselli e la ricerca dell’autenticità

La partita è quella dell’autenticità. Perché è il senso vero e pieno del nostro agire e del nostro esserci che ci sfugge, che non ci appartiene. La vita diventa uno sterile collezionare di gesti e di abitudini. Diventa un frequentare gente, così, come fosse un collezionare nomi, da inserire in rubrica. E la vita dell’inautentico è questo scivolarsi in giornate che non hanno niente da raccontare e niente di memorabile. Scriveva Heidegger che è necessario salvare l’essenza dell’uomo e lo si può fare tenendo desto il pensiero. La cosa non è così facile, perché aveva appena finito di stabilire che un uomo, un ente, è utilizzato dall’essere, non lo possiede. Insomma, altro che progetto dell’esser-ci: sembra trionfare l’impotenza e l’abbandono. Ecco, l’abbandono soprattutto. Abbandonarsi alle azioni del mondo, cioè all’agitarsi dell’umanità. Vuol dire scolorire e sbiadire la dignità dell’uomo, sacrificarla alla potenza della tecnica. E del denaro.

Così avventurarsi nel libro di Mario Caruselli vuol dire percorrere questo viaggio. Dare senso alle relazioni. Dare senso persino all’amore perché amare è una cosa che non si capisce nemmeno più. L’amore ha un ritorno utilitaristico, io amo perché ho un tornaconto. Oppure si appiattisce la voglia di sognare e progettare insieme, al piacere fisico. Al sesso. Un bisogno di cui ti liberi. Ma rimane, sullo sfondo di questo incontrarsi senza scopi veri, la voglia di andare oltre, cioè trovare qualcosa di profondo, cioè capire la vera dimensione dell’uomo.

«È come pensare che basti costruire una barca secondo un buon metodo, perché questa ti porti sempre dove a te conviene andare. Ma è chiaro che non è così, quello… sarebbe animismo. Una barca ben costruita ti terrà a galla, ma dovrai essere tu, se ne sei il capitano, a sapere dove andare e ci riuscirai soltanto se sei anche un bravo timoniere»

Caruselli ci guida alla ricerca di un amore perduto, tra manoscritti, perduti anch’essi. Perché quando ti schiaccia il vuoto della tua esistenza lo puoi riempire solo ‘cercando’ qualcosa che non hai. Funzionava così anche nei primi videogiochi, negli anni Ottanta, al bar. Mettevi dentro la monetina e dovevi cercare la principessa, alla fine di decine di ‘quadri’, sconfiggendo draghi e affrontando tempeste. Non s’è mai vista una conquista facile. Dall’amor cortese a Dante. La principessa è sempre alla fine, mai all’inizio. Non s’è mai data una principessa già conquistata e dopo le peripezie per difendere una cosa che già hai. La principessa mancata è il motore del tuo agire. È l’assenza che ti muove. In PR. Public Relations, questo il nome del romanzo, l’assenza si chiama Angela, ma potrebbe chiamarsi Federica o non avere nome. E il libro che può cambiare il corso delle cose del mondo è addirittura un inedito di Fromm. E non solo. Perché i misteri si infittiscono, le storie si intrecciano. E incontri, per strada, non solo i draghi e le tempeste, ma anche citazioni filosofiche, una psicologia che fatica a essere scienza per davvero, battute di spirito. E discoteche. In una Milano per finta che aveva bisogno di essere riempita da un sogno così.

Ascolta l’intervista a Mario Caruselli