Un nuovo Risorgimento per Caserta

Cominciamo col dire che parlare di politica laica, con il cittadino ed il bene comune al centro del discorso, e non quindi di potere autarchico di élite e demagoghi dalla elevata caratura clientelistica, in provincia di Caserta, regno indiscusso prima della peggiore delle Dc (quindi di ispirazione gavianeo-toroteiana) e poi del più cinico “spartizionismo” dei due più grandi partiti di massa della seconda repubblica, entrambi permettetemi “finti liberali” (Pd e Forza Italia)… non è tema semplice; e si va a scontrare direttamente con una cultura tardo-borbonica persistente sul territorio da secoli… ma c’è un ma; ed il “ma” è rappresentato da quanto prodotto dalle nuove (per quanto bizzarre) forze politiche di massa odierne presenti sul panorama politico, Lega e Movimento Cinque Stelle; le quali, per quanto a livello nazionale abbiano avviato delle politiche (che possono piacere o non, ma lo hanno fatto) e si siano presentati da perfetti interpreti di una non piccola parte della società (oltre ad aver creato dei nemici quasi immaginari, e di conseguenza instaurato un clima di paura nei confronti dello straniero appositamente per attrarre consenso, ponendo all’ esasperazione il tema della sicurezza) qui invece di propositivo hanno fatto ben poco, se non sfruttare l’onda lunga di quella politica nazionale, e quindi avvalendosi anche in provincia di Caserta del voto di protesta derivante dal malcontento e dalla disperazione, sono riusciti a portare a casa, sia alle ultime elezioni politiche che a quelle europee, un ottimo risultato; è chiaro che tutto ciò non si può ritenere appagante da parte di una forza politica come la nostra, ma bisogna ammettere che sono riusciti a portare almeno un elemento positivo nel contesto del discorso sulla cosa pubblica e la società locale; il solo fatto di essere riusciti a farsi ascoltare a scapito dei partiti tradizionali, che erano (e rimangono in parte) largamente diffusi sul territorio, è infatti di per se un elemento non trascurabile; ed è di fatti in questo contesto che ci inseriamo noi, “Partito Repubblicano Italiano – provincia di Caserta”, forza politica che, conscia della sua natura, della cultura politica storica di cui è portatrice, dei valori di italianità dei quali è rappresentativa e che vuole reinterpretare in chiave progressiva e moderna, sente la necessità di scendere in campo in maniera identitaria, in quanto ritiene che questo sia un momento di alta ricettività per la popolazione; la quale da un lato vuole abbattere il vecchio sistema verticistico, piramidale e clientelare dei “mammasantissma” locali, ma dall’altro comincia a comprendere che la nuova classe dirigente nazionale, se dovesse sbarcare anche alla maggioranza in regione, in virtù dell’incoerenza e della palese cattiva gestione del governo e di sindacature come quelle della Raggi a Roma, potrebbe portare sconquasso e disagi ancora maggiori di quelli esistenti anche in Regione Campania.


In virtù di ciò, il “P.R.I. Caserta”, forte della sua sincera e risoluta rappresentanza, garantita sul territorio dal segretario provinciale, nonché membro del direttivo nazionale Arnaldo Gadola (persona dall’esemplare rettitudine e per questo scelto anche per le Europee scorse nella compartecipazione alle stesse del PRI con +Europa) ha iniziato una fase nuova, una fase che potremmo definire un “Nuovo Risorgimento”, se non altro perché nella nostra provincia, quello vero di Risorgimento, non è stato percepito in toto, e non ha portato con sé quanto necessario a riscattarsi da forme di potere autocratiche ed assolutistiche come quelle del tempo dei “signori”, del potere ecclesiastico e dei “latifondi”.


La nostra regione, ed in particolar modo la nostra provincia, pur detenendo anche primati positivi e caratteristiche storiche, monumentali, produttive e socio-culturali di primario livello, sono ancora oggi rappresentative di un malcostume largamente diffuso in politica e di allarmanti dati negativi, sia per quanto riguarda la popolazione che le istituzioni; per intenderci siamo famosi tanto per la “mozzarella di bufala” quanto per la “terra dei fuochi”, e ciò palesa molto il contraddittorio e paradossale mondo che viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle; sono diverse le problematiche alle quali rivolgiamo il nostro sguardo e per le quali il PRI Caserta è attivo e presente tutti i santi giorni nel dibattito locale; tra queste vi sono ai primi posti ad esempio la questione ambientale, marina e terrestre, ed il relativo piano di impiantazione messo in atto dalla Regione Campania (che riteniamo onestamente non adeguato alla vastità delle utenze, ancora sottodimensionato e che non contempla per bene innovazioni tecnologiche e meritocrazia tecnica, in quanto soggetto a caratterizzazione da parte di una politica che bada più a fare il piacere a qualcuno che a impiantare opere necessarie e tecnologicamente all’avanguardia), la sanità ed il malfunzionamento dei presidi ospedalieri (non ultimo infatti un nostro intervento nei confronti del direttore generale asl di Caserta in merito alla scarsa disponibilità di specialisti presso il nosocomio “San Rocco” di Sessa Aurunca), la cattiva gestione di diversi enti pubblici e locali che comporta di conseguenza un forte disaffezionamento per la politica, la desertificazione industriale ed infrastrutturale della quale siamo oggetto, sia statale che privata (proprio in questo momento stiamo preparando infatti una interpellanza presso la Regione riguardante le ex aree industriali di IRITECNA in Campania, oggi cattedrali nel deserto, tra le quali l’ex impianto “Morteo Industrie” di Sessa A. – CE), i disagi degli ex lavoratori di questi impianti che non hanno più trovato un lavoro, i disagi dei lavoratori pubblici e privati nei diversi comparti (per i quali il nostro segretario Gadola nutre particolare attenzione, ad esempio non da molto un suo intervento a supporto delle “guardie giurate”); ma è chiaro che c’è una tematica che per noi rappresenta un punto focale dal quale si diramano le diverse altre criticità, ed è sicuramente il tema del lavoro; e quindi la mancanza di lavoro per le giovani generazioni, il disagio di chi essendo di una certa età il lavoro lo trova ancora meno, le problematiche relative alle crisi aziendali diffuse anche sul nostro territorio, per le quali il governo attuale non propone soluzioni e non cura i tavoli di crisi (come quella della Jabil di Marcianise), ma ancora di più : la mancanza di scelte attrattive industriali da parte degli enti locali, la mancanza di un piano programmatico industriale serio per la provincia di Caserta e per l’intera Regione Campania, l’incapacità di costituirsi in ambiti industriali territoriali e di produrre brands e filiere, la poca incentivazione da parte delle istituzione alla diffusione della cultura d’impresa e dell’avanzamento tecnologico; sono questi i temi che riteniamo centrali per il riscatto del cittadino della Campania, per far sì che possa autodeterminarsi con un lavoro proprio mediante i meriti e le capacità individuali; e che quindi non debba stare li a sperare di ricevere qualche briciola dal sistema assistenziale, che intanto è anacronistico per i giorni nostri, se consideriamo la tendenza al virtuosismo dei conti richiesta dalle politiche comunitarie (come ad esempio il pareggio di bilancio, tema chiaramente assai caro anche a noi Repubblicani-Lamalfiani), e che sostanzialmente lo tiene sotto il ricatto della politica, che qui ancor di più, in provincia di Caserta ed in Campania, si assurge a “ufficio del lavoro” senza alcuna competenza per farlo e senza tener conto di alcun criterio di giustizia sociale.

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