Ma Heidegger fu antisemita?

La questione si è posta, e prepotentemente, dalla pubblicazione dei Quaderni neri, 33 taccuini rilegati in tela nera che contengono appunti e riflessioni e che solo da qualche anno si è cominciato a pubblicare.

Il prezioso lavoro di Donatella Di Cesare ha anche aiutato a mettere a fuoco il problema e alla fine la questione è che sì, sostanzialmente Heidegger dava dell’ebraismo una lettura negativa. Con due però. Il primo è che Heidegger è figlio di una cultura, quella occidentale tutta, fortemente intrisa di antisemitismo. Furono fortemente critici anche Hegel (per il quale la religione ebraica era la religione dell’assolutamente altro, che ancora non conosceva elementi di Mediazione), Voltaire e Marx. Non mal comune, mezzo gaudio, ma Heidegger è in eccellente compagnia. Anche sul termine ‘antisemitismo’ bisogna intendersi. Quella di Heidegger (come quella di Hegel) non è una critica storica o antropologica, ma metafisica. Lo spiega con chiarezza Diego Fusaro, che ha già raccontato a L’Iniziativa Repubblicana lo scenario che fa da sfondo a questa questione: «In una cornice teorica in cui, come suggerito dalla Heidegger-Forschung, il destino dell’essere è affidato ai tedeschi e il dominio dell’ente è imputato agli ebrei, la Seinsfrage viene impostata in maniera tale per cui l’oblio metafisico dell’essere e l’ebraismo stanno tra loro in un nesso per cui il secondo segna il trionfo del primo. Tutte le prerogative dell’erranza metafisica vengono, ora, imputate all’ebraismo, identificato con il “nemico metafisico” e colpevole di favorire il pensiero calcolante e la vuota razionalità, l’Heimatlosigkeit, e la riduzione dell’essente a fondo».

Colpevole dunque, e senza attenuanti generiche. Ma stiamo bene attenti a colpevole di cosa. Perché è un “pensiero razziale” quello di identificare l’ “erranza metafisica” inquadrando gli ebrei come “razza” del calcolo e dell’egoismo (capitale uguale ebraismo, secondo un’equazione sempre attuale nel pensiero complottista). Ma è un “pensiero razziale” quello di Dante che ha messo nel limbo i Patriarchi. E quello di Shakespeare che attinge alla stessa tipicizzazione dell’ebreo. Una questione che pochi, tra cui Carlo Cattaneo, hanno, prima della meta del Novecento, messa ben in chiaro. È vero questo pregiudizio, anche se solo su un piano metafisico.

«L’ebraismo coincide con quella specie di umanità che, essendo semplicemente svincolata, può fare dello sdradicamento di ogni ente dall’Essere il proprio “compito” nella storia del mondo»

“Poveri di mondo” gli ebrei dei Quaderni neri sono maestri di calcolo e figli della deterritorializzazione metafisica. Ma finisce qui. Non c’è nessun cenno a una accettazione della “soluzione finale”, dello sterminio. È un giudizio negativo, ma lo stesso giudizio negativo, in quanto aspetti dell’oblio dell’essere, viene dato anche all’americanismo e al bolscevismo (che vuol disporre a suo piacimento dell’ente illimitatamente). I tedeschi sono superiori? Sì, ma in quanto popolo “del poetare e del pensare”.

È una lettura simbolica dei momenti sovrastrutturali dell’economia e della tecnica sull’autenticità della vita dell’uomo e del suo senso. Ma la condanna al nazionalsocialismo è ferma e inequivocabile. «È un principio barbarico», scrive Heidegger. Che condanna “l’irresponsabile mala essenza con la quale Hitler infuria in Europa”. Quella di Hitler, dice altrove, è una “essenza criminale” e la sua ideologia la rovina della scienza e della verità.

L’antisemitismo degli stessi ambienti ideologici che vorrebbero condannare Heidegger

Bene le letture critiche, bene le polemiche. Purché non si finisca per etichettare Heidegger come ‘antisemita’ semplicemente per congedarsi in fretta dal suo pensiero. Nei social, tipicamente, funziona così.