Una giornata particolare

A meno di due anni dal voto la giornata di ieri ha mostrato come la crisi politica e la crisi istituzionale del Paese si tengano per mano. La crisi politica non offre margini di discussione, il presidente del Consiglio si presenta a Palazzo Madama e i senatori del gruppo di maggioranza relativa abbandonano l’aula. La crisi istituzionale è persino più grave dal momento nel quale un ministro dell’Interno non sente il dovere di rispondere al Parlamento ed esterna via facebook. Non fosse di per sé sufficiente un ex presidente del consiglio e l’attuale vice premier si esercitano nella stessa attività. Se ritengono inutile il confronto parlamentare lo dicano, gli italiani magari smetteranno di eleggerli che non ne vale la pena. In questa situazione dissestata chi si è mosso peggio è stato Salvini che ha lasciato il proscenio a Conte il quale ha subito fatto sapere che pensa ad un’altra maggioranza rispetto a quella decotta attuale. La figura da fesso l’ha fatta l’onorevole Zingaretti che davanti a una tale dichiarazione del presidente del Consiglio si è messo a chiedere le elezioni. Per Di Maio invece i fessi siamo noi che dovremmo credere al fatto che i senatori 5 stelle hanno lasciato l’aula perchè volevano Salvini e non Conte. Lo sfregio è stato fatto a Conte che si è pronunciato a favore della Tav, dicendo di fatto che le proposte 5 stelle in questo governo non contano più niente, un motivo in più per farne un altro. Questa intricata materia politica, male che vada la risolverà il capo dello Stato. La crisi istituzionale è cosa invece molto più delicata, perchè anche il più esatemo sostenitore della democrazia diretta, non potrà venirci a dire che Facebook sostituisce le camere, come pure ci hanno detto alla stessa ora, lo stesso giorno, Salvini, Renzi e Di Maio. Per lo meno la Repubblica crede ancora nelle prerogative parlamentari fissate dalla Costituzione e troverà coloro che intendono difenderle da simili personaggi.

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