Ugo La Malfa sulla Pubblica Amministrazione

«Le strutture pubbliche sono state rese improduttive, parassitarie e, oggi, a tutti i livelli, generalmente corrotte, da una duplice, convergente azione che le ha minate alla base e al vertice».

Sono le parole di Ugo La Malfa, in un articolo del 9 luglio. È il 1969, ma sembra scritto ieri.

«Alla base, le strutture pubbliche sono state corrose da un’azione politico-sindacale che, approfittando delle debolezze e delle incertezze della classe di governo, non ha avuto freni o limiti nel tentativo di forzare, in una determinata direzione, e oltre i limiti della compatibilità, la redistribuzione del reddito. Si è dimenticato che un trasferimento del tutto eccessivo e sproporzionato di quote di reddito nazionale a favore delle strutture pubbliche, la cui produttività, invece di aumentare, è andata paurosamente decrescendo, avrebbe rappresentato, oltre che un premio alla improduttività e al parassitismo, un atto folle di ingiustizia verso le categorie lavoratrici che partecipano direttamente al processo produttivo. Si è dimenticato, soprattutto, che un sistema economico a crescente produttività può avvertire immediatamente, se non l’ingiustizia, il peso eccessivo della crescente improduttività delle strutture pubbliche a sempre più alto costo. Ma, alla lunga, e in vista di condizioni economiche che possono mutare, questa folle politica avrebbe acceso una rischiosissima ipoteca sulla vita e l’avvenire della nazione. Di questa azione politico-sindacale dal basso, tutte le forze politiche sono responsabili; ed in primo luogo le forze dell’opposizione di estrema sinistra che, credendo alla validità di un’opposizione fondata sulla estrema demagogia, e sull’attacco alle maggioranze e ai governi, nei punti considerati politicamente più deboli, si trovano, oggi, ad avere messo in moto un congegno che non riescono più neanche a controllare».

«Al vertice, le strutture pubbliche sono state corrose dall’esempio di cattiva direzione, di disinvolta gestione, di puro esercizio del sottogoverno, che veniva dalla classe politica. Non avere colpito subito, e duramente, i fenomeni di malgoverno, alimentati dalla classe politica, avere trovato inammissibili scappatoie per responsabilità che dovevano subito essere accertate e punite, ha fatto dilagare enormemente il male, ha dato l’alibi morale a chiunque volesse tentare la violazione delle leggi e delle regole di costume, al cui rispetto ogni amministrazione pubblica deve essere obbligata».