Come sopravvivere ai media (e ai social)

Oggi i media hanno il loro ruolo e la loro funzione in quelle che in gergo si chiamano ‘echo chambers’, cioè delle bolle di consenso al cui interno tutti la pensano allo stesso modo. E ogni giornale cerca approvazione, perché ogni affermazione rinforza il comune sentire, ecco perché si parla di ‘eco’. Il giornale dà ragione e anzi rilancia, stuzzicando gli umori della bolla e vende le sue copie. Una bolla non è assolutamente interessata agli orizzonti di verità di un’altra bolla, perché l’esterno del suo perimetro è il male assoluto. È il nemico. E va solo delegittimato. Così abbiamo la bolla degli elettori Pd che legge Repubblica, o i 5 Stelle che leggono Travaglio, come a destra hanno Libero o il Giornale (sperando che gli amici repubblicani trovino in L’Iniziativa Repubblicana un intelligente e informato punto di riferimento). Provate a leggere i commenti social all’interno di una eco chamber. Si danno tutti ragione tra di loro.

Purtroppo entrare all’interno di una bolla per dire che si sbagliano è un errore. Non ne esci vivo. Anche davanti l’evidenza ci sarà sempre un’eccezione, perché non è proprio possibile che dei fatti non si adeguino alle loro interpretazioni. Non puoi fare nulla, ci devi stare. Sarebbe come se un fisico, uno scienziato, entrasse in una camera di terrapiattisti. Dati alla mano. O come se un nutrizionista cercasse di stabilire del criteri veritativi all’interno di una bolla di fruttariani. Ne uscirebbero polpette.

«È incredibile come ogni giorno le notizie accadano sempre esattamente per quanto basta a riempire un quotidiano» (Daniele Luttazzi)

C’è inoltre un altro fenomeno, e anche qui non ci si può far nulla perché è fisiologico alla comunicazione stessa. Ne parlavamo proprio su L’Iniziativa Repubblicana qualche giorno fa, chiacchierando con il segretario nazionale del PRI Corrado De Rinaldis Saponaro. Una volta i vecchi manuali di giornalismo la definivano ‘notiziabilità del dato d’informazione’ che vuol dire più o meno questo: se io scrivo che un cane morde un uomo non fa notizia, se un uomo morde il cane sì. Il grande rischio è che si deformerà la realtà, descrivendo un mondo dove mai un cane morde un uomo e dove tutti gli uomini mordono i cani. Se quanto evidenziato al punto (1) si è aggravato con l’avvento dei social, il punto (2) c’è sempre stato. E questi due fattori sono stati tra le concause dell’attuale regno della post-verità, ogni notizia, ogni fatto viene percepito emotivamente e ogni verità è considerata di secondaria importanza.

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