Aboliamo l’ora di religione

La tradizione repubblicana non è mai stata atea. Il sentimento religioso pervade le pagine di Mazzini e, in ambienti contigui a quelli mazziniani, fino a Ernesto Nathan e oltre, l’idea è quella che non ci sia una Verità unica, consegnata alla storia una volta e per tutte, ma la Verità sia qualcosa da cercare, tutti uguali e tutti fratelli in questo telos, in questo fine. Come dire: la Verità non sta all’inizio del cammino spirituale delle culture, ma sta alla fine, è l’obiettivo a cui tende lo stare insieme dei popoli. E detta così è una cosa bella, perché la religione, e per Lattanzio anche dalla sua etimologia, è qualcosa che unisce: non sceglie, non fa eletti come per Agostino. Non ci sono depositari, interpreti privilegiati. Già Nathan citava Voltaire, e il suo Credo. Nel «Trattato sulla Tolleranza» il filosofo pregava Dio affinché tutte le piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.

«Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo»

Il grande problema in Occidente è stato che qualcuno ha detto che le cose non stanno così. Che ci sono Verità più vere di altre, e che sole meritano la lettera maiuscola. E quelli che lo hanno detto hanno al massimo ‘tollerato’, ma nel senso di ‘sopportato’ l’errore altrui. Perché non possono esistere infinite sfumature di una Verità. E questi signori si preoccupano di non farla sporcare, di non metterla in discussione. Hanno fatto guerre, roghi, hanno inventato ghetti dove poter isolare il fastidio della diversità.

Questi interpreti unici, gli eredi delle guerre e dei roghi, quelli che dicevano che il dialogo era una pericolosa eresia che sporcava la purezza della fede, dopo i Patti Lateranensi, ci sono entrati nelle scuole, e hanno educato generazioni di italiani all’unica religione possibile. «Educano al settarismo e al fanatismo, scelti dai Vescovi ma pagati dallo Stato», è tornato a dire Piergiorgio Odifreddi in televisione. Ma la notizia è una mozione al Senato. Ne abbiamo parlato con Stefano Covello, della direzione dell’Unione romana del PRI.

Ascolta tutta l’intervista