Quel progetto non s’ha da fare

C’è questa cosa fantastica a Roma, che si chiama Metrovia. O meglio: ancora non c’è, perché Metrovia è un progetto. La città non la si sogna, la città la si cambia per davvero. E nel segno della concretezza si erano mossi gli ideatori, entrambi repubblicani, Paolo Arsena e Corrado Cotigliano.

Un progetto (che si può conoscere nel dettaglio nel relativo sito) che ha i binari per correre, e i romani se ne sono accorti subito: è stato presentato a “l’idea che muove Roma” ed è stato il progetto più votato tra le proposte “venute dal basso”, lo step successivo sarebbe dovuto essere concorrere all’elaborazione finale del Piano della mobilità sostenibile per Roma (PUMS). La sua principale caratteristica è quella di mettere in “connessione fisica, funzionale e visiva” quello che già esiste: le linee di metropolitana esistenti e le tratte urbane delle ferrovie (treni regionali, linea merci, ferrovie concesse)

«Si può, si deve partire dai trasporti urbani per cambiare volto a molti luoghi di questa città, che ha tutte le potenzialità per diventare non solo ancora più bella, ma anche più vivibile e apprezzata. La Metrovia è il primo grande passo, decisivo. Ma la “cura del ferro” ha bisogno di essere integrata, al fine di assicurare a Roma una mobilità pienamente efficace e sostenibile, che elimini il traffico e ribalti il dominio dell’auto e del trasporto su gomma: metrotram, piste ciclabili, zone 30, pedonalizzazioni».

Un progetto completo, radicale. Una “cura del ferro” perché Roma non ha bisogno di soluzioni tampone, di inseguire le emergenze, ma ha bisogno di strategia, appunto, di idee chiare. Eppure il Comune non ha mai scommesso su Metrovia. Anzi…

Dopo le recenti affermazioni di Pietro Calabrese, presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale, abbiamo sentito Paolo Arsena.

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