Prime linee Ue sul tavolo di presidenza

Già i primi ostacoli si frappongono alla richiesta della neo presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyenche nella sua prima intervista sottolineava: «L’unica cosa che mi sembra essenziale è che nella composizione del collegio ci siano tante donne quanti sono gli uomini».

Sebbene, di fronte alla statura davvero ineccepibile delle candidate, sia stato possibile assegnare le principali cariche di Presidente della Commissione e della Banca Centrale Europea a due donne, non si riesce ancora a scardinare la resistenza culturale per una corretta applicazione delle cosiddette “quote rosa” (terribile definizione!). 

Da quanto affermato dalla Von der Leyen i singoli governi dei paesi Ue avrebbero dovuto indicare nomi di entrambi i generi per garantire che la metà dei commissari fossero donne così come i vicepresidenti della commissione. Ma i nomi di possibili candidate femminili scarseggiano oppure non ottengono il necessario sostegno. 

Magari questa difficoltà potrebbe favorire proprio l’Italia nel portafoglio della Concorrenza qualora proponesse con fermezza la candidatura di una donna con solido curriculum di competenze economiche. Un’occasione che nell’attuale situazione di debolezza forse l’Italia non si farà sfuggire. 

E a proposito del nostro Paese, la neo presidente non risparmia di seguire la politica che potrebbe definirsi del bastone e della carota. 

Innanzitutto nega energicamente di aver promesso favori in Commissione o finanziari ai governi di Polonia, Ungheria o Italia incambio di voti a suo favore ricordando chequalunque decisione potrà essere presa soltanto “quando tutto il quadro sarà completo” e saranno presentati tutti i candidati dai governi dei Paesi Ue.

Ha ricordato inoltre nel corso della sua prima intervista che “La casa naturale dell’Italia” è l’Europa e aggiunge anche che “l’Italia è un Paese fondatore e ha sempre avuto un ruolo decisivo nella costruzione dell’Europa e dell’euro”. Ciò non esclude però che «la Commissione … monitorerà da vicino la situazione in Italia», con l’obiettivo di «riuscire a investire per stimolare la crescita, ma senza contravvenire alle regole». Ma, purtroppo, nel frattempo il debito dell’Italia sale al 134% del Pil nel primo trimestre 2019, rispetto al 132,2% del trimestre precedente crescendo dell’1% su base annua e restando nell’Eurozona secondo soltanto dopo la Grecia.

L’Italia non viene tuttavia dimenticata sulla questione dei migranti che arrivano in Europa. Dice von der Leyen “Abbiamo bisogno di un nuovo inizio per la politica dei rifugiati”, ribadisce che “è necessario pensare a un sistema che fornisca canali di ingresso sicuri e legali nell’Ue. Questo sistema strutturato risponderebbe alle esigenze delle persone bisognose di protezione internazionale… In tal senso dobbiamo pensare a un ruolo più attivo per l’Unione europea, che dovrebbe essere in grado di agire direttamente sul territorio di Stati terzi vicini ai Paesi di origine per selezionare, in collaborazione con l’Unhcr, persone bisognose di protezione che devono essere reinsediate nei diversi Stati membri… Bisogna lavorare – con un coerente impegno politico e finanziario – per attuare accordi di sbarco (e centri) con i Paesi terzi. È un punto cruciale che potrebbe contribuire a risolvere i conflitti a livello Ue in termini di solidarietà e ridistribuzione. Per il quale si immagina un sistema che, in linea con le aspettative degli Stati Ue più esposti, preveda misure di ridistribuzione obbligatorie”.

Insomma l’Italia è sotto osservazione ma c’è una promessa di non dimenticarla nelle sue difficoltà. Si riuscirà in questi intenti?

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