Non valeva la pena

Il giudizio sull’operato dell’ex procuratore di Milano Saverio Borrelli non può prescindere dalla sua affermazione per la quale, visti i risultati, non sarebbe valsa la pena di buttare tutto il mondo all’aria. Questa frase è inevitabilmente correlata con quella del giudice Davigo, per cui, l’Italia andava rovesciata come un calzino. Entrambe sono prive di senso giuridico, perché un magistrato fa il suo dovere sulla base della legge e senza preoccuparsi delle conseguenze e senza volerne procurare, soprattutto se la magistratura è un ordinamento sottoposto solo alla legge, come recita la nostra Costituzione. In ogni caso, il magistrato nel nostro ordinamento costituzionale è una macchina cieca che svolge il suo lavoro privo di qualsiasi altro fine che il ripristino esclusivo della legalità. Sia Borrelli che Davigo nelle loro dichiarazioni rivelano invece un’intenzione completamente diversa, ovvero quella della necessaria rivolta contro il potere costituito, che per quanto possa essere giusta, non spetta a loro proclamare. Come non spettava a Borrelli da giudice della Corte d’Appello, invitare a “resistere” contro un legittimo governo della Repubblica e solo per quello andava cacciato dalla magistratura. Del resto Borrelli candidava le procure ad esercitare un ruolo supplente nella gestione dello stato, “complementare”, nel caso il governo non fosse più in grado di procedere. Come il club giacobino, o più recentemente, i brigatisti rossi.

Annunci