Fare politica a vent’anni. Prove di dialogo tra repubblicani e liberali

Certo, Porta Pia è famosa per altro, ci mancherebbe. Ma come luogo deputato per gli appuntamenti che odorano di storia si presta particolarmente bene.

Le ideologie sono tramontate tutte, si dice. Come dice Davide Giacalone, sperare si sia letto Lucio Coletti è avventato, ma sì: nelle nostre menti in realtà s’è fatta sera. Dopo quel tramonto non è che ci siamo accorti di non avere più occhiali per leggere la realtà, semplicemente ci siamo accorti che non c’è una realtà da leggere e diciamo che ci va bene questa. La fine (presunta) delle ideologie è questo tutto mescolato dove fatichi a trovare un’idea, un progetto, una visione organica. Nella fine delle ideologie anche il giornalismo è qualcosa senza capo né coda. Heidegger è stato profeta per davvero: chiacchiera, curiosità, equivoco.

E allora questo incontro, a Porta Pia, tra i giovani repubblicani e i giovani liberali ha un’importanza che vale doppio. Intanto la differenza la fa quel ‘giovani’. Bello da usare. Come aggettivo e come sostantivo. E poi la sostanza. Si è diversi, e ci sta. Soprattutto in campo economico. «Noi come da Tradizione Mazziniana, Garibaldina stiamo a Sinistra sull’economia e siamo Keynesiani, a favore dello Stato Sociale e non dello Stato “minimo”, figlio del liberalismo economico», dice Marco Spina, segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana che nei giorni scorsi ha incontrato Giulia Pantaleo, della Gioventù Liberale Italiana. Diversi.
Ma prove di dialogo ci sono. La politica estera, l’amicizia con gli Stati Uniti, Israele. E il grande terreno sui diritti civili.

Un grande entusiasmo, che abbiamo raccolto in una chiacchierata.

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