Imprigionare la vita tra Oriente e Occidente

C’è quel pizzico di sufficienza con cui noi occidentali abbiamo guardato l’Oriente. Lo abbiamo sempre detto, filosoficamente, terra bambina, capace di grandi intuizioni, ma che lì si ferma. Ci ha fatto un regalo, e mica da poco, la sua tradizione millenaria: quello dell’Assoluto, ma è toccato allo spirito occidentale dirlo meglio e bene, ci sono voluti i greci e poi la grande tradizione medievale, fino ad arrivare all’Idealismo dove lo troviamo strutturato, adulto. È il movimento dello Spirito, direbbe Hegel. Funziona così per tutte le culture. Tu non hai una cultura ferma e zitta e buona. Tu hai sempre qualcosa che diviene altro e si contamina, si arricchisce di contributi. E sarà andata anche così, che qualcosa nasce lì, si forma e si trasforma, e si consegna alla sua piena maturità che la storia riesce a dargli. E rimane il grande rispetto per quel sapere originario, che è ancora lì dove lo avevi lasciato, questa è l’illusione, questa è l’impressione. E ci è stato restituito con il gusto della scoperta da Schopenhauer e comunque dall’Ottocento, per questa voglia esotica di evadere dalla nostra cultura per accoglierne altre.

Chi non ha mai avuto tra le mani il Libro dei Mutamenti. 64 esagrammi composti da linee continue e spezzate che vogliono come intrappolare la saggezza del mondo, ed è alla loro saggezza che poco più che adolescenti ci siamo affidati per giochi divinatori, per sapere se l’amore della nostra vita sarebbe tornato e se il destino ci avrebbe dato o meno una seconda possibilità. Noi con le monete, loro con gli steli di millefoglie. E lo abbiamo fatto senza rispetto per la sacralità di quell’esperienza millenaria, perché quella è stata la culla del nostro chiederci perché, e dovremmo averne la tenerezza che abbiamo quando tra le braccia abbiamo un neonato che ci stringiamo in petto. Lo abbiamo fatto perché abbiamo voluto dare una direzione al materialismo delle nostre vite, immaginando che ci fosse incastrato in quei segni il nostro destino per come ce lo siamo immaginati.

L’Haiku nasce invece in Giappone. Che sempre Oriente è. Anzi, è soprattutto Oriente, per noi abituati a segnare l’Oriente già oltre l’Adriatico. Noi la diremmo, poesia breve. I toni sono semplici, cioè senza pomposità dialettiche e retoriche, con grande sintesi di pensiero e di immagine, perché tutto sta nel qui e ora, nel descrivere il presente.

QUIAN
L’orgoglio si è liquefatto
Stamane
Molecole
Fili testurizzati
Restano agganciati alla nave
Il caos.

Poi c’è stato Jung che ha provveduto a dare dignità. E quello che i filosofi chiamavano archetipo, e nel regno del Logos, lui lo ha spostato in un inconscio che non è mio, tuo, suo, ma di tutti. Una sorta di eterno presente a cui i simboli alludono, che i simboli dispiegano.

Simona Stancanelli, che abbiamo intervistato, fa una cosa che colpisce e commuove. Commuovere viene dal latino Commovere, mettere in movimento, agitare. E con grande leggerezza, con grande ispirazione, e nell’originale semplicità di connettere istanti della sua vita, resi in versi, con i singoli esagrammi. Sembra dirti che la tua vita la puoi frantumare e rendere in istanti da ricordare e eternare. Che è la versione poetica dei Social. Perché abbiamo tutti un disperato bisogno di dare un significato alla vita. Diciamo meglio: un disperato bisogno di sapere che un significato ci sia.

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