Viene al pettine il nodo dell’arroganza

Vero o non vero (vero è una parola da usarsi con circospezione) il fatto addebitato a Salvini segna un capitombolo che potrebbe risultare mortale per la carriera di un uomo politico.
Il fatto a lui addebitato sarebbe inverosimile se riferito a qualsiasi uomo politico normalmente dotato di qualità e di abitudini adeguate al suo ruolo.
Inverosimile che un uomo politico vero, cioè non una figura da Capitan Fracassa della Commedia dell’Arte, se vuole un finanziamento sottobanco da uno Stato straniero ci vada in “pompa magna” addirittura “in corpo e deputazione”, previo scontro potenziale con il Ministro degli Esteri e con tutto il Governo, lasciando tracce e fidandosi di una quantità di persone.
Ma si tratta di Salvini. Ed allora il fatto è almeno verosimile, ma tale verosimiglianza, da sola seppellisce la figura dell’uomo politico. E’ solo uno sbruffone.


Un elefante in un negozio di chincaglieria.
Un episodio che colora ancor più negativamente la sua arroganza ed il suo mancato rispetto delle regole di competenza e di quelle di buone maniere.
C’è in fondo a tutto ciò, sempre se è vera anche solo parte dei fatti, un che di teatralità fanciullesca. Capitan Fracassa è, dunque, solo un ragazzettaccio che giuoca alla politica.


Pare (anche di questo non sono certo) che finora un fatto del genere ed il gran battage su di esso imbastito, non abbia ancora inciso sulle crescenti intenzioni di voto per la Lega.


Un’altra iattura. Se un popolo non si lascia troppo facilmente fuorviare da voci e manovrette politiche dà prova di buon senso, di compostezza e di fermezza. Ma quando rimane insensibile di fronte ad un’ondata del genere come quella che si sta abbattendo su Matteo Salvini, senza recedere, dall’entusiasmo dell’approvazione passando alla perplessità ed al voler vederci chiaro, solo, magari, perché tanto è il peggio che incombe, si tratta, ahimè di un popolo, assai poco tagliato per la democrazia.
Ancora una volta, staremo a vedere e chi vivrà vedrà. Se vorrà vedere.

FONTE

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