La notte del mondo

Diego Fusaro a Fogliano

«Naturalizzando l’esistente storicamente determinato, l’ ”ideologia tedesca” feuerbarchiana ipostatizza, trasformandolo nel modo naturale di abitare il mondo, il sistema degli atomi egoistici in cui l’umanità è scomposta nel quadro reificato della società capitalista». Il tema da cui prende le mosse l’ultimo lavoro di Diego Fusaro, La notte del mondo, non è qualcosa di estraneo alla visione di Mazzini e alla tradizione repubblicana. Perché anche Mazzini criticava una società di atomi distanti e indifferenti, dove ciascuno “cura i suoi diritti” e “migliora la propria condizione”, senza cercare di provvedere a quella altrui. Una società di atomi è una società di “urti” e di “guerre”. Bisogna tenersi a riparo dai “pericoli dell’isolamento” e dagli istinti sociali naturali.

«Il Mondo moderno lascia insoddisfatti, oppure, dove esso risulta soddisfatto di sé, è volgare» (Karl Marx)

«In coerenza con la sua tendenza a “fare astrazione dal corso della storia”, Feuerbach, elevato da Marx a paradigma del dispositivo ideologico, non sa, né può sapere, che “l’individuo astratto” non corrisponde a un modo naturale-eterno di essere a mondo dell’uomo, ma, in modo diametralmente opposto, “appartiene a una determinata forma sociale” storicamente determinata, non eterna e coincidente con la massima Entfremdung dell’umanità rispetto alle proprie potenzialità».

Karl Marx

Questo vale anche per i rapporti economici storicamente determinati. «In base al presupposto per cui gli economisti spiegano i movimento storici che li ha generati, perché li assumono surrettiziamente come eterni, Marx tenta una ricostruzione genetica di quel movimento. E ciò nel tentativo di mostrare come il capitale, lungi dall’essere natura già da sempre data, abbia una sua storia».

«Da sempre il nostro rapporto con ciò che è ovvio è ottuso e confuso; perché per noi uomini il cammino che porta a ciò che è vicino è sempre il più lungo e quindi il più difficile» (Martin Heidegger)

Anche Heidegger, e qui arriviamo al cuore delle riflessioni di Fusaro, fin da Essere e Tempo, critica l’ideologia della perdita della storicità, anche se su basi diverse da quelle di Marx. «Pensare l’essente come semplice ‘presenza’ […] significa escludere che esso sia o abbia storia. Significa […] ridurre l’Esserci a cosa inerte e statica, privata di quella progettualità che ne è, invece, il tratto distintivo. In questo senso, la perdita della storicità è parte integrante dell’inautenticità moderna e del suo produrre livellamenti di tutte le possibilità di essere».

Martin Heidegger

La notte del mondo è questa quinta comune del tecnocapitalismo che scolora persino storie e identità. Abbandono e praxis: lo si può sopportare o cambiare. Si tratta però di definire la portata di un fardello per l’Occidente. Un fardello che rende più faticoso il cammino di chi sogna un presente di liberi ed uguali.

Diego Fusaro ha curato qualche anno fa un testo che ho particolarmente caro. La missione del dotto di Fichte. Mazzini invitava a non confondere ‘educazione’ e ‘istruzione’. In modo del tutto analogo l’intellettuale in Fichte non deve arroccarsi in posizioni di privilegio, nelle torri d’avorio del sapere. Ma deve mettersi in gioco, essere lievito, non collezionare nozioni ma usare la sua cultura. Come Mazzini non immaginava una società elitistica, perché gli intellettuali non devono comandare, ma devono dare una mano a processi di maturazione e crescita. Diceva Mazzini: «Lo scopo della vostra vita è diventare uomini migliori». Così un filosofo è solo un compagno di strada. E tutti insieme, superando l’inautenticità della tecnica e gli eccessi del Capitale, possiamo aspettare l’alba, che porterà un po’ di luce ad una notte che a quel punto ci saremo lasciati alle spalle.

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