Una via al Podestà fascista, solerte esecutore delle leggi razziali

Tutto è cominciato dal quotidiano locale La Provincia, dove lo scenografo Ezio Frigerio aveva proposto di intitolare una via ad Alberto Airoldi. Il motivo è tutto culturale: Airoldi, podestà di Erba, ha contributo a fondare nel 1923 il teatro Licinium ed è stato attivo animatore della rivista Brianza, oltre che un poeta. «Ha sempre amato i suoi concittadini, li ha tutelati e difesi», ha detto il deputato della Lega, e consigliere comunale, Eugenio Zoffilli ed anche Erica Rivolta, vicesindaca sempre della Lega ha parlato di orgoglio. «Un protagonista indiscusso della rinascita della città».

C’è però un particolare che è sfuggito alle esaltazioni. E che l’attuale sindaco, Veronica Airoldi, tende a sfumare. Fu un podestà fascista e un convinto sostenitore delle leggi razziali. Aiutò i nazisti ad identificare le famiglie ebraiche del territorio. C’è anche un particolare che sa di grottesco. Lo segnala Manuel Buzzone dell’Anpi. La via è la stessa in cui ha vissuto per qualche tempo la famiglia Usiglio, una delle famiglie ebraiche di Erba segnalate da Airoldi.

Dopo le polemiche, il sindaco ha annunciato il dietrofront. Deciso comunque a difendere, a suon di documenti, la reputazione di suo nonno.

Una storiella locale, si dirà. Troppo poco per parlare di antisemitismo. È davvero così? Lo abbiamo chiesto a Gadi Schonheit, assessore alla cultura della Comunità Ebraica di Milano.

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